Avevamo aderito, sia pure consapevoli di doverlo fare con una ben circostanziata motivazione, alla manifestazione dell’8 luglio 2008, “contro le leggi-canaglia di Berlusconi, contro il monopolio televisivo, contro il conflitto d’interessi, per la libertà di stampa, contro il tentativo non solo di infangare ma di far sprofondare nel fango la democrazia italiana”: non perché, come è poi accaduto durante la manifestazione, si parlasse d’altro, con un gioco al rilancio fra artisti e personaggi televisivi che a tratti poco ha avuto a che fare con la politica e con qualunque minima esigenza di responsabilità civica. Proprio come molti leader del centrosinistra per anni sono sembrati più interessati a primeggiare nel proprio schieramento che a sconfiggere l’indecenza, il populismo e l’irresponsabilità berlusconiane, così è parso che per molti la priorità fosse solo spararle più grosse del vicino, e ottenere così il primato del fracasso, dello stupore, della meraviglia. Come se in Italia non ci fosse già abbastanza di cui meravigliarsi, solo descrivendo l’abisso in cui siamo precipitati.
Non vorremmo che il populismo di sinistra e il qualunquismo di cui hanno dato prova alcuni degli oratori della manifestazione di piazza Navona, o gli incongrui attacchi al Presidente della Repubblica, quasi additato da Grillo fra i principali responsabili del degrado italiano, finissero per rafforzare - e diventassero l’alibi per confermare - il carattere ondivago e inconsistente dell’opposizione parlamentare. Una opposizione senza bussola, che, caso assolutamente unico in Occidente, considera di sinistra, anzi di “estrema sinistra”, la difesa intransigente dello stato di diritto e di qualunque minimo standard di decenza civile. Che non sembra capace, nemmeno di fronte allo spettacolo inverecondo di queste prime settimane di un governo autenticamente extraeuropeo, di assumere una posizione ferma e comprensibile ai suoi elettori.
Purtroppo, a una piazza sostanzialmente unitaria, il cui affollamento comunque è stato un grande segnale di civiltà politica e un avvertimento per l’attuale “mezza opposizione”, è stato alla fine offerto uno spettacolo controproducente di disunione incapace di proporre una piattaforma, un metodo, diremmo uno stile, comuni. E’ assurdo e frutto di malafede ridurre ogni severa critica del berlusconismo al qualunquismo alla Grillo. Anzi, l’opposizione deve smetterla di nascondersi la natura profonda del berlusconismo e del degrado che esso ha provocato nella vita delle istituzioni e nei costumi civili del paese. E di conseguenza affermare finalmente una comune intransigenza in difesa delle regole elementari della democrazia liberale
Il vacuo spettacolarismo da noi già denunciato prima della manifestazione di piazza Navona e purtroppo emerso nei toni di quel raduno ci spingono a ribadire la preoccupazione che la stessa assorbente voglia di protagonismo possa spingere questa opposizione a farne una politica: promuovendo domani referendum abrogativi che, con l’attuale normativa, se garantiscono grande visibilità a chi li promuove, rendono agevole a chi difende le leggi in questione di barare e fingere una vittoria politica annettendosi l’astensionismo.
11/07/2008