Pongo un quesito e la sparo grossa: Lecce è di destra, ed è di destra perchè asociale?
Nel senso di una prevalenza o costanza dell'individualismo, dell'arrembaggio, dell' affarismo o parassitismo?.
Il tema l' ho affacciato in coda al dibattitio sul dopo-voto, svoltosi nella sede dei gruppi Sel- sinistra radicale.
Mi ero soffermato ad analizzare alcuni particolari della macchina clientelare del centro-destra leccese: 3 incaricati (due rappresentanti di lista, un titolare e un supplente con un rilevatore del flusso dei votanti) per le 8 liste in appoggio a Perrone, per gli oltre 100 seggi, moltiplicato ancora per la media dei familiari coinvolti nell'"impegno, avremmo una adesione all'incirca di 7.000 voti
Da aggiungere l'accompagnamento con Taxi ai seggi degli anziani, reclutati dai Caf di alcuni assessori o candidati, anziani impediti, invalidi o con indigestione per le abbondanti cene preelettorali in cui erano incappati. .
Ne è venuta subito la prevedibile precisazione o riproposizione del dilemma: l'avversario se stravince, vuol dire che vince non solo col clientelismo..
Certo la destra risponde ai bisogni dell'utenza comunale che sono i cittadinoi col rapporto feudo--clientelare, humus ancora fertile.
La sinistra dovrebbe invece rendere prevalente la politica dei diritti o per i diritti.
Ma se il voto è coartato con il più pesante condizionamento, ed è corroborato dalla solidificazione degli interessi locali, in questa solidificazione c'entrano o no anche i circoli d' ispirazione massonica, gli ambienti clericali, i costruttori della Lecce del Futuro?
Ne devremmo trarre che Lecce è di destra, perchè consustanzialmente asociale.
La diversità, l'alternativa, il contrappeso o l'antidoto a questa asocialità deve, a mio parere, costruirsi e affermarsi non solo in quanto immuni dalla problematicitù di un interesse personale che la Mongolfiera clientelare del centro-destra capta e seduce. .
Quindi diversità non solo come coerenza, stile e moralità, ma anche come attrattiva di alleanze di tutti, garantiti ed ultimi..
Con questa ottica o consapevolezza le denunce non sono solo moralismo o scandalismo, ma indispensabili, necessarie e incalzanti giorno dopo giorno...iniziative, come sa fare il centro-destra quando è minoranza o all' opposizione.
A proposito di contestuale capacità di proposta, coerente con le nostre concezioni democratiche e idealità progressiste, penso che nella passata battaglia elettorale non dovevano rimanere silenziati i temi della laicità, del riconoscimento delle coppie di fatto e del testamento biologico e neanche l'attenzione del Sindaco verso il locale potere clericale, dalla esenzione della tassa- rifiuti all' utilizzo della sala-magna delle Marcelline .per gli incontri sul 150° anniversario dell'Unità d' Italia, pur disponendo di propri contenitori, capienti e centrali
Ricordo che Lecce è stato l'ultimo Comune ad avere un Sindaco monarchico.
Al referendum sul mantenimento della legge sul divorzio nel 1974 Lecce fu uno fra i Comuni meridionali con il più alto voto contrario..
Aggiungerei un altro precedente: quando fu provlamata la Repubblica Pertenopea il 3 febbraio 1799, la notizia arrivò a Lecce il 9.
In serata si diede vita ad un grande raduno popolare, nella piazza principale, quella intitolata a S.Oronzi, fu piantato "l'albero della libertà" e subito dopo un grande corteo si diresse al Duomo, ove l'evento fu salutato e benedetto col "Te Deum".
La mattina dopo si inscenò un' altra manifestazione "popolare", corteo fino alla piazza centrale dove fu divelto l'albero della libertà, che - come fu divulgato - aveva provocato lo spostamento della statua del santo, posta su una alta colonna, perchè contrariato dalla iniziativa.
Fu raccontato che nella vicina Copertino sul viso della statua dedicata a San Giuseppe, detto "di Copertino", il santo che volava (sic!), si era prodotta una sudorazione.
Il corteo poi confluì nel Duomo, ove si svolse una cerimonia solenne, inneggiante alla sovranità della monarchia borbonica.
Non mancò, a distanza di 24 ore, l'intonazione dello stesso "Te Deum".
Per concludere: sul casoLecce possiamo osservare che tre altre importanti città, del Sud, anche esse più profondamente segnate dai variegati poteri del malaffare. hanno saputo esprimere Sindaci e Giunte di alta sensibilità e saldezza democratica, come Napoli, Bari e Palermo.
{ Pubblicato il: 20.05.2012 }