Fondazione Critica Liberale   'Passans, cette terre est libre' - Abbiamo scelto come logo la fotografia d'un autentico 'Albero della Libertà ancora vivente. È un olmo che fu piantato nel 1799 dai rivoluzionari della Repubblica Partenopea, Luigi Rossi e Gregorio Mattei, a Montepaone Superiore, paese dello Jonio catanzarese. La scritta &lequo;passans ecc.» era qualche volta posta sotto gli 'Alberi della Libertà' in Francia.
 
Direttore: Enzo Marzo

Dal 1969 la voce del pensiero laico e liberale italiano e della tradizione politica che difende e afferma le libertà, l'equità, i diritti, il conflitto.

"Critica liberale" segue il filo rosso che tiene assieme protagonisti come Giovanni Amendola e Benedetto Croce, Gobetti e i fratelli Rosselli, Salvemini ed Ernesto Rossi, Einaudi e il "Mondo" di Pannunzio, gli "azionisti" e Bobbio.

volume XXIII n.228 estate, aprile-giugno 2016

PREFERIREI DI NO...

INDICE

taccuino
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67. paolo bagnoli, una pedagogia pubblica della libertà
68. gianfranco viesti, il topolino di renzi
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no, no, no
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70. giovanni vetritto, bella ma non troppo
73. comitato dei liberali per il no alla riforma costituzionale, votiamo no al referendum sulla riforma costituzionale
75. livio ghersi, la riforma costituzionale valutata nel merito
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astrolabio
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81. riccardo mastrorillo, ma le elezioni sono democratiche?
83. enzo marzo, perché a roma il m5s
88. “società pannunzio per la libertà d’informazione” e “senza bavaglio” al senato. ecco le loro proposte
90. andrea fama, statue coperte due volte, anche dal segreto
92. giuseppe cammarota, verso prospettive di amministrazione aperta?
101. paolo pileri, le periferie: sicurezza e riqualificazione
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l'osservatore  laico
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103. carla corsetti, la fatwa dell’intolleranza cattolica
107. luigi tosti, avere la faccia tosta
108. giovanni gaetani, perché, da ateo, voglio l’ora di religione
110. valerio pocar, amoris laetitia (adelante, pedro, con juicio)
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quaderno gobettiano
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114. pina impagliazzo - pietro polito, piero e ada gobetti: una vita attiva e pensante
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lo spaccio delle idee
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117. gianmarco pondrano altavilla, negazionismo e dintorni
121. massimo la torre, brexit e liberalismo autoritario
125. paolo fai, il paradosso del professore
126. danilo campanella, l’illuminismo coatto dei pensatori impotenti
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spilli
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80-113-116-120. la lepre marzolina, spilli
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A ROMA IL FASCICOLO PUO' ESSERE ACQUISTATO ANCHE PRESSO L'EDICOLA DEI GIORNALI IN PIAZZA DEL PARLAMENTO.
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Il numero di “Critica liberale” può essere acquistato nelle seguenti librerie:
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EP, v.le marazza, 10  galleria principe
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MARGAROLI, corso mameli, 55
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INTERNET, via verdi, 8
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CENTRO, via di vittorio, 7/c
CENTRO, via galvani, 6 c/d (SAN ZENO)
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FELTRINELLI, via u. foscolo, 1/3
FELTRINELLI, via manzoni, 12
PUCCINI, c.so buenos aires, 42
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TREVISO
CANOVA, piazzetta lombardi, 1
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GALLA, c.so palladio, 11
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EDICOLA GIORNALI, piazza del parlamento
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* Hanno fatto parte del Comitato di Presidenza Onoraria: Norberto Bobbio (Presidente), Vittorio Foa, Alessandro Galante Garrone, Giancarlo Lunati, Italo Mereu, Federico Orlando, Alessandro Pizzorusso, Paolo Sylos Labini.

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A proposito degli imprenditori che “rischiano” (n.125)

giovanni la torre

2 commenti
In prima pagina del Corriere del 29 ottobre è apparso un editoriale nel quale si lancia l’allarme sull’uso improprio delle procedure concorsuali da parte di certi imprenditori, i quali attraverso di esse cancellano i debiti, fregando i creditori, e poi ricominciano sotto altro nome con un’azienda ripulita. Ora, per chi opera nel settore del credito (banche e finanziarie) tutto questo non rappresenta una novità. L’idea che l’imprenditore è colui che “rischia” appartiene ormai solo alla letteratura economica e giuridica perché sul piano concreto essa è vera forse solo per le piccolissime imprese, le ditte individuali, le piccole società, o a qualche sparuto imprenditore che ancora crede in certe cose. Non appena l’impresa comincia a crescere i titolari imparano un sacco di tecniche per farsi furbi all’occorrenza. Se una società di una certa dimensione sta andando in dissesto, il primo a rendersene conto è il titolare, il soggetto economico. Allora prima che la circostanza diventi conclamata mette in atto una serie di comportamenti tesi a portare fuori dall’azienda la maggior parte di somme possibili accreditandole su conti personali o di prestanome, ovviamente all’estero. Le tecniche sono tante. Il pagare “commissioni” e “intermediazioni” a "se stessi" camuffati da società fittizie, per gli acquisti e le vendite è il sistema più banale, ma ci sono anche forme più sofisticate e più corpose, come quella di fare finanziamenti a consociate estere e poi “guarda caso” anche quelle falliscono senza saper dire dove sono finiti i soldi (e poi, sono all’estero), oppure attraverso complicati contratti finanziari o sui cambi che lasciano fuori gli utili e portano nell’azienda le perdite. Insomma i sistemi sono tanti e tutti portano al risultato finale che quando una società fallisce i creditori, soprattutto le banche e gli altri intermediari, non trovano nulla su cui rivalersi, o solo qualche miseria, in barba a tutti i bilanci ufficiali. Quindi oggi in realtà chi rischia veramente nelle imprese sono le banche e gli altri intermediari creditizi, oltre ovviamente (ma per cifre di gran lunga minori) ai fornitori a credito e ai dipendenti. Di norma i titolari hanno fatto in tempo a mettere al sicuro i loro capitali e anche qualcosa di più.
Ma dire che a rischiare sono soprattutto le banche, vuol dire che alla fine chi rischia siamo tutti noi, perché le banche lavorano con i nostri depositi e noi risentiamo di questi “ammanchi” in due modi. Se siamo solo depositanti, o comunque creditori, ricevendo interessi inferiori, se siamo debitori (imprese o mutuatari) pagando interessi superiori al dovuto, in entrambi i casi pagando inoltre spese e commissioni rilevanti, il tutto per consentire alle banche di recuperare quelle perdite. Molte volte scherzando io dico che tra le possibilità di servizio civile dovrebbero inserire anche quello di fare tirocinio negli uffici recupero crediti delle banche, in questo modo la gente non del settore scoprirebbe tante cose interessanti sulla nostra classe imprenditoriale che oggi non sa.
Prevengo qualcuno che mi vorrà criticare dicendo che difendo istituzioni come le banche che sono indifendibili. A costoro rispondo già da ora che io non difendo nessuno ma evidenzio solo alcuni aspetti che non vengono mai fuori nei convegni della Confindustria e di quant’altro. Che poi le banche molte volte buttino via i denari anche in altro modo, dandoli agli “amici” e agli “amici degli amici” senza adeguato supporto istruttorio, o pagando retribuzioni stratosferiche assolutamente ingiustificate, è tutto vero, ma è un'altra questione.

{ Pubblicato il: 31.10.2013 }




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Argomenti correlati: fallimenti, glt, banche, imprenditoria, rischio d'impresa - 2 commenti


Commento inserito da Alberto Catellani il 31.10.2013:
Aldilà di qualche semplificazione forse eccessiva e di una tendenza di fondo certamente non generosa nei confronti dei nostri imprenditori mi sembra un ritratto chiaro nella parte analisi del problema. Quello che proprio manca, a mio avviso, è una proposta nel senso di una serie di correttivi.
Commento inserito da Al Cos il 11.11.2013:
Le banche per concedere finanziamenti chiedono garanzie del triplo dell'investimento effettuato, quando l'impresa fallisce loro hanno garanzie su immobili e terreni. Gli unici che ci rimettono su fallimenti simili sono fornitori e dipendenti e molte volte il fallimento è preconcordato con l'istituto di credito.