Fondazione Critica Liberale   'Passans, cette terre est libre' - Abbiamo scelto come logo la fotografia d'un autentico 'Albero della Libertà ancora vivente. È un olmo che fu piantato nel 1799 dai rivoluzionari della Repubblica Partenopea, Luigi Rossi e Gregorio Mattei, a Montepaone Superiore, paese dello Jonio catanzarese. La scritta &lequo;passans ecc.» era qualche volta posta sotto gli 'Alberi della Libertà' in Francia.
 
Direttore: Enzo Marzo

Dal 1969 la voce del pensiero laico e liberale italiano e della tradizione politica che difende e afferma le libertà, l'equità, i diritti, il conflitto.

"Critica liberale" segue il filo rosso che tiene assieme protagonisti come Giovanni Amendola e Benedetto Croce, Gobetti e i fratelli Rosselli, Salvemini ed Ernesto Rossi, Einaudi e il "Mondo" di Pannunzio, gli "azionisti" e Bobbio.

volume XXIV, n. 231 primavera 2017

....................... IL PAESE E' MARCIO - MA C'E' UN'"ALTRA ITALIA"?

INDICE

astrolabio
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3. enzo palumbo, bello e impossibile! - un sistema elettorale liberale
5. riccardo mastrorillo, il sistema ideale
6. pierfranco pellizzetti, la truffa semantica del populismo
12. carla rossi, sullo stato delle tossicodipendenze
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crocodile
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17. pier virgilio dastoli, più ponti e nessun muro
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l’osservatore laico
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19. maurizio fumo, “ne cives ad arma veniant”
22. andreamaestri, pedofilia ecclesiastica e concordato
23. mozione, contro ogni privilegio che copre l’abuso sessuale
25. carla corsetti, perché la chiesa protegge ancora i preti stupratori
27. gaetano salvemini, la politica ecclesiastica nell’italia di domani
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critica liberale
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32. fondazione critica liberale, che fare dopo il referendum
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l’altra sinistra
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33. vincenzo visco comandini, federico comandini, azionista
35. ferruccio parri, uniti contro il dogmatismo e l’opportunismo
36. italo pattarini, un pugno di uomini
37. federico comandini, panorama dell’italia libera
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quaderno gobettiano
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47. pietro polito, la forma della rivoluzione liberale
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lo spaccio delle idee
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51. pierfranco pellizzetti, liberalismo, liberalismi, socialismo
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la lezione
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54. paolo bagnoli, piero gobetti: l’oppositore illiberale?
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Critica liberale può essere acquistata anche on line attraverso il sito delle Edizioni Dedalo con transazione crittografata e protetta.
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.A ROMA IL FASCICOLO PUO' ESSERE ACQUISTATO ANCHE PRESSO L'EDICOLA DEI GIORNALI IN PIAZZA DEL PARLAMENTO.
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Il numero di “Critica liberale” può essere acquistato nelle seguenti librerie:
&&&&&&&&&& PIEMONTE &&&&&&&&&&
BORGOMANERO
EP, v.le marazza, 10  galleria principe
VERBANIA
MARGAROLI, corso mameli, 55
&&&&&&&&&& LOMBARDIA &&&&&
ASSAGO
INTERNET, via verdi, 8
BRESCIA
CENTRO, via di vittorio, 7/c
CENTRO, via galvani, 6 c/d (SAN ZENO)
MILANO
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FELTRINELLI, via manzoni, 12
PUCCINI, c.so buenos aires, 42
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GALLA LIBRACCIO, corso palladio, 12
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TRENTO
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BOLOGNA
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PARMA
FELTRINELLI, strada farini, 17
RAVENNA
FELTRINELLI, via diaz, 4-6-8
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TERNI
ALTEROCCA, corso cornelio tacito, 29
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EDICOLA GIORNALI, piazza del parlamento
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comitato di presidenza onoraria
Mauro Barberis, Piero Bellini, Daniele Garrone, Sergio Lariccia, Pietro Rescigno, Gennaro Sasso, Carlo Augusto Viano, Gustavo Zagrebelsky.

* Hanno fatto parte del Comitato di Presidenza Onoraria: Norberto Bobbio (Presidente), Vittorio Foa, Alessandro Galante Garrone, Giancarlo Lunati, Italo Mereu, Federico Orlando, Claudio Pavone, Alessandro Pizzorusso, Stefano Rodotà, Paolo Sylos Labini. Ne ha fatto parte anche Alessandro Roncaglia, dal 9/2014 al 12/2016.

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riprendiamoci l'europa - roma 2017

fondazione critica liberale

8 commenti

RIPRENDIAMOCI L’EUROPA

ROMA 2017

11 PUNTI PER UNA VERA EUROPA FEDERALE

1. L’Europa non è la mera sommatoria dei 28 Stati che la compongono. E’ molto di più perché ad essi preesiste. Ha un’anima profondamente radicata nella  cultura  classica condivisa.E’ nata dalle leggi e dalle strade, dagli scambi mercantili, dalla comunanza dell’arte, della musica, delle lettere e delle scienze, dalla lingua latina che è stata comune e di cui tutte le lingue nazionali portano tracce ed echi. È in questi paesi europei, vera comunanza di spirito, che sono state pensate e si sono affermate le lotte per la libertà, per i diritti individuali e sociali.

2. Questo soggetto è sopravvissuto a più di 1700 anni di guerre sanguinose, nate dalla volontà di affermazione di particolarismi locali e di entità nazionali, ma ad esso si è tornati dopo l’ultimo conflitto mondiale perché mai più gli europei dovessero subire quella barbarie. Tutti, soprattutto i giovani che non hanno vissuto quegli anni, devono ricordare che nel solo ‘900 le guerre fratricide hanno causato più di quaranta milioni di morti.

3. L’Europa istituzionale che abbiamo costruito, però, ha dimenticato le sue radici e la sua missione storica, si è adagiata sulla pace conquistata e ha spento la sua forza propulsiva. Ha accantonato l’opzione federalista sia nei trattati sia nei programmi politici, e si è ridotta a  mera sommatoria degli Stati che la compongono. E a questa funzione ha conformato la sua azione, in una degenerazione che l’ha vista trasformarsi in una camera di compensazione per gli interessi nazionali e per la salvaguardia dell’unico vero potere sovranazionale, il potere economico ed il suo status quo.

4. Il prezzo che oggi l’Unione Europea sta pagando per le spinte centrifughe e separatiste e per l’irrilevanza nel contesto mondiale è dovuto alla perdita di senso della propria funzione e all’irresponsabilità politica checontraddistingue i suoi organismi.

5. Si è così creatauna distanza siderale tra istituzioni e  cittadini europei, facilitata e forse voluta dagli stessi partiti nazionali che hanno dato vita ai cd. partiti politici europei, i quali sono semplici contenitori di forze con identità variegate, spesso addirittura contrapposte e sempre legate agli interessi nazionali.

6. Il progetto per l’Europa, al di là di mere enunciazioni retoriche, è assente dal dibattito politico e preelettorale dei partiti per le elezioni nazionali (malgrado il potere decisionale del Consiglio Europeo e quindi degli Stati) e, quel che è peggio, è carente nel dibattito che precede le stesse elezioni europee, ormai trasformate in elezioni nazionali di medio termine e in strumento di regolamento di conti interno (paradossalmente sono state le forze antieuropeiste a riaccendere il dibattito sul futuro dell’Europa). L’esecutivo europeo è politicamente irresponsabile rispetto ai cittadini e opaco nei processi decisionali.

7. Ma l’Europa appartiene ai suoi cittadini, che però sono espropriati da ogni processo decisionale e persino inascoltati. Le spinte nazionaliste non si comprenderanno sino in fondo se non verranno lette anche come forma di protesta e di volontà dei cittadini di esercitare un controllo reale sui governanti, così da riportarli nell’alveo della responsabilità politica e istituzionale. In questa costante degradazione di funzione, ruolo e status dell’Unione Europea gioca un ruolo incontestabile la perdita di vocazione e di missione storica.

8. La crisi economica degli ultimi anni e le ricette che sono state indicate per la sua soluzione si sono rivelate fallimentari per la stragrande maggioranza dei cittadini (non solo in Europa), ma certo hanno comportato un massiccio spostamento di ricchezza che ha ampliato il divario tra ricchi e poveri. La globalizzazione ha prodotto conseguenze imprevedibili quando nacque l’Unione Europea: un processo di riequilibrio economico tra nord e sud del mondo, la consapevolezza che una vocazione al consumo illimitato rischia di distruggere il pianeta e rivoluzionari strumenti di comunicazione. Se l’Unione europea è nata sulle macerie provocate dai nazionalismi, ora ha di fronte problemi altrettanto smisurati: solo un'Europa coesa e  consapevole del suo ruolo può aspirare ad attuare una politica atta a neutralizzare gli effetti negativi di questi processi inarrestabili (uno fra tutti la massiccia immigrazione dei disperati che fuggono dalla fame e dalle guerre).

9. L’Europa ha i numeri e le capacità intellettuali e morali per avviare una rivoluzione che sia contagiosa e benefica anche per quei paesi che vivono in condizioni di miseria e sottosviluppo artatamente mantenute e funzionali all’attuale stato delle cose.La perdita di senso è causa di morte per le persone e per le comunità. Ridare senso all’Europa è ridare senso ai suoi cittadini e spinta all’avvenire; è ridare emozione, partecipazione, coinvolgimento, speranza e forza.

10. Per questo l’Europa deve tornare ai cittadini europei, senza mediazioni artificiali. La salvezza dell’Europa sta nella riproposizione del Federalismo. Ma affidare questo compito agli Stati significa decretarne il fallimento in partenza. Spetta ai cittadini e alle forze politiche che credono nel progetto federalista prendere l’iniziativa.

11. Vogliamo:

• Una vera Europa Federale, con un propria Costituzione scritta da una Costituente eletta dai cittadini dei paesi che accetteranno il processo federalista. Questa nuova entità potrebbe partecipare all’UE, come entità sovrana.

• La costituzione di partiti politici organizzativamente unitari, con programmi e identità ben definite, con diramazioni nazionali ma con l’obiettivo di presentare una lista unica nelle elezioni dell’Europa Federale e nell’Unione Europea.

Ciò prefigura un percorso non breve ma assolutamente necessario, durante il quale intanto dovrà essere massimo l’impegno per alcuni passi intermedi:

• La riforma delle istituzioni europee attuali, basata sulla responsabilità politica verso i cittadini europei e quindi verso il Parlamento da loro eletto.

• La semplificazione delle procedure decisionali e la loro trasparenza, affinché ciascun cittadino sia in grado di conoscere e di formarsi una propria opinione, basata su elementi concreti, in merito alle scelte dell’Unione Europea.

• La riduzione del potere degli Stati nazionali alla mera funzione consultiva e l’affermazione della loro partecipazione alle politiche dell’Unione solo come entità territoriali in cui garantirne l’applicazione.

• In assenza e in attesa di una lingua comune, l’affermazione concreta della pari dignità di tutte le lingue nazionali (strumento indispensabile di conoscenza e partecipazione) e l’obbligo del loro utilizzo in tutti i documenti ufficiali, nello svolgimento delle consultazioni pubbliche e negli strumenti di democrazia diretta.

• L’affermazione, nei fatti e nelle scelte politiche anche di medio e lungo termine, di quei valori di progresso e di rispetto della dignità umana che sono alla base dell’Europa dei cittadini.

roma 10 ottobre 2016


{ Pubblicato il: 10.10.2016 }




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Argomenti correlati: federalismo, dichiarazione roma 2017, evidenza, europa, europeismo - 8 commenti


Commento inserito da angelo campedelli il 10.10.2016:
è ora che la lingua europea sia una sola quanto prima. Personalmente ritengo che l'inglese sia ormai, ipso facto, la lingua internazionale. Pertanto, sarebbe ora che in tutte le scuole di tutti gli Stati si studiassero SOLO due lingue: quella nazionale (in Italia l'italiano, in Francia il francese, in Spagna lo spagnolo, ecc.) e l'inglese. punto!!!!
Commento inserito da francesco il 11.10.2016:
Per un’Europa liberale, aboliamo il Catalano! Per realizzare la federazione europea sarebbe conveniente liberalizzare la circolazione libraria, nel senso che in Francia si dovrebbero leggere solo libri scritti in francese o in inglese; in Austria solo libri scritti in austriaco o in inglese; in Svizzera solo libri scritti in svizzero o in inglese; in Inghilterra solo libri scritti in inglese o in inglese. Punto. Anzi: "punto, punto e virgola, punto e punto e virgola (se no poi dicono che siamo provinciali, tirati)".
Commento inserito da angelo provera il 12.04.2017:
Indubbiamente costringere gli svizzeri a parlare solo lo svizzero è compito arduo, prima di tutto bisognerebbe inventarlo. Però se capisco il senso dell' intervento è vero che le sinistre marxiste, nonché la destra, entrambe forze culturalmente antieuropeiste hanno sempre cavalcato spinte indipendetiste ridicole nel nostro secolo, dai baschi agli scozzesi, dai catalani ai siculi, dai nordirlandesi ai padani.
Commento inserito da francesco il 02.05.2017:
Mi sono documentato: in effetti lo svizzero non esiste. Mi scuso per l'errore e ringranzio il solerte commentatore per la segnalazione. In realtà la colpa non è mia ma di Marx. O forse dei sindacati. O meglio dei catto-comunisti. O, ancor meglio, dello Stato Assistenziale. Da quando la UE ci rifornisce in abbondanza di alcol gratuito, noi poveri del sud non facciamo che bere ... e inventarci lingue che non esistono. A' la prochaine.
Commento inserito da P.Pierangelini il 16.05.2017:
Sono d’accordo che uno dei principali problemi dell’UE sia il deficit democratico e ben venga una Costituzione europea ( come probabilmente aveva pensato anche l’élite politica europea), in cui venga ribadito il ruolo del Parlamento europeo e quindi del controllo democratico sulle scelte politiche. Servono anche altre revisioni istituzionali, la BCE ha un mandato troppo limitato rispetto alla FED, cioè incentrato al controllo monetario mentre dovrebbe essere indirizzata anche al contenimento della disoccupazione, inoltre va bene essere indipendente dal potere esecutivo ma non dal controllo del parlamento ( vedi anche qui ultime modifiche alla FED). Una parte del debito deve essere forzatamente mutualizzato, con conseguente diminuzione degli spread e quindi delle diversità delle condizioni di finanziamento degli Stati e delle imprese, cosa che in uno Stato federale è indispensabile ma che la Germania mai accetterà. Serve da subito un piano sostanzioso di investimenti pubblici europeo finanziato dalla BEI (vedi proposta Varufakis), che consentirebbe di diminuire la disoccupazione, rilanciare la crescita e la domanda interna all’UE. Il problema è se tutto ciò è fattibile, se basterà la elezione di Macron a smuovere le acque, dal primo incontro con la Merkel mi pare che ci sia qualche timido tentativo, ma il problema è che dall’altra parte non ci sentono. Come ha detto molto esplicitamente M.Minenna a un dibattito sull’UE, se in un matrimonio ti prendono a capocciate è difficile che le cose finiscano bene.
Commento inserito da P.G. (1922) il 17.05.2017:
Dall' articolo "L'aurora e il tramonto della nazione" [Polemizza contro il profeta della fine delle nazioni Tagore] "La nazione è indistruttibile come l'umanità, quando sia intesa come popolo-Stato; l'umanità è l'ideale illusorio, concreto solo come forma, lo Stato è la realtà, il solo contenuto possibile dell'umanità. Muoiono gli Stati travolti da un'umana dialettica che li trascende (la storia): resta lo Stato. E Stato vuol dire limite che crea le sue relazioni con altri limiti, forza che si esplica a contatto con altre forze: le razze diverse s'incontrano ogni giorno, ma sono ogni giorno in perpetua guerriglia. Unità è diversità, lotta e negazione, sacrificio e operosità. Solo a patto di questi contrasti l'umanità si svolge. L'ideale pacifista è uno degli sproni più vigorosi all'implacabile guerra." http://www.erasmo.it/liberale/testi/0015.htm FF
Commento inserito da francesco il 02.06.2017:
Visto che il dibattito langue e che neanche il contributo di Pietro Gobetti è riuscito a rianimarlo, vedrò di svolgere qualche considerazione intorno al punto 1 e 2 . Premetto che si tratta di semplici e umili noterelle storiche che non pretendono di entrare nell’odierna questione politica “Europa” o “Unione Europea” più o meno federale. La conoscenza storica, mi pare di avere letto da qualche parte, prepara l’azione politica, non la determina meccanicamente. A proposito del punto 1. mi domando se non sarebbe opportuno almeno un accenno alla quasi millenaria “Res publica christiana” che precedette L’Europa degli stati e che lasciò più di una traccia nella cultura del vecchio continente. Capisco l’ enorme difficoltà che l’operazione storiografica presenta, eppure mi sembra che essa sia stata tentata con un certo successo da diversi storici. Alcuni dei quali sostennero addirittura che per lungo tempo la locuzione Res publica christiana fu utilizzata per denominare ciò che oggi chiamiamo Europa. D’accordo, per carità di Dio. So benissimo anche io che Dante Alighieri nel trentatreesimo del Paradiso raggiunse il sospirato nirvana, che Michelangelo dipinse il pantheon azteco e che Bach si dedicò alla world music. Il fatto è che certi scrittori del canone europeo, per esempio un Pascal o un Manzoni, sembrano ancora risentire di quelle antiche e superstiziose credenze nate in Palestina. Condivido pienamente il richiamo alla “lingua latina che è stata comune e di cui tutte le lingue nazionali portano tracce ed echi”, ma anche qui mi pongo una domanda. Tra le varie tracce e i diversi echi non è forse possibile ritrovare contributi risalenti al latino ecclesiastico medievale? Vengo al punto 2. Si racconta che alla Res publica christiana sia succeduta l’Europa degli stati che già allora aveva una specie di costituzione non scritta chiamata principio di equilibrio o sistema europeo o concerto europeo (Chabod). Ciò, naturalmente, non evitò laceranti contrasti e sanguinose guerre, anche perché le costituzioni, scritte o non scritte, non sono sempre in grado di evitare guerre intestine , così come la Magna Charta non impedì la rivoluzione inglese, la costituzione americana la Guerra di Secessione e lo Statuto Albertino la guerra civile italiana. E tuttavia gli stati europei, lungo tutta la modernità, mantennero e rafforzarono legami civili e culturali. Altro che barbarie: L’Europa di Vestfalia fece registrare un prodigioso rigoglio di imprese economiche, di arte, scienza, poesia e filosofia, che si diffuse anche in altri continenti. Nacquero così le “nuove europe” . Tutto ciò grazie al contributo etico-politico degli stati e non certamente contro la loro volontà. Per questi motivi mi sembra esagerato affermare che l’Europa sia “sopravvissuta a 1700 anni di guerre sanguinose, nate dalla volontà di affermazione di particolarismi locali e di entità nazionali”, quasi che la storia europea possa essere ridotta a una serie di guerre scatenate dalle “entità nazionali” contro un iperuranico “soggetto Europa”. Se dai cieli discendiamo in terra potremo constatare che spessissimo le guerre “fratricide” europee non nacquero “dalla volontà di affermazione di particolarismi locali e entità nazionali” ma, al contrario, dalla volontà di SOFFOCARE particolarismi locali ed entità nazionali, dalla hỳbris della parte che vagheggiò di farsi il tutto.
Commento inserito da Manfurio il 02.06.2017:
Gobetti si chiamava Piero. Questo Francesco deve essere proprio ignorante. Che si apra il dibattito.