Fondazione Critica Liberale   'Passans, cette terre est libre' - Abbiamo scelto come logo la fotografia d'un autentico 'Albero della Libert?' ancora vivente. ? un olmo che fu piantato nel 1799 dai rivoluzionari della Repubblica Partenopea, Luigi Rossi e Gregorio Mattei, a Montepaone Superiore, paese dello Jonio catanzarese. La scritta 'passans ecc.' era qualche volta posta sotto gli 'Alberi della Libert?' in Francia.
 
Direttore: Enzo Marzo

Fondato nel 1969, in cinque serie, il mensile "Critica liberale", diretto da Enzo Marzo, dall'inizio del 1999 ha dato voce alla tradizione del pensiero laico e liberale italiano e alla tradizione di lotte per la difesa e l'affermazione delle istituzioni della democrazia liberale in Italia che hanno avuto per protagonisti figure come Giovanni Amendola e Benedetto Croce, Gobetti e i fratelli Rosselli, Salvemini ed Ernesto Rossi, Einaudi e il "Mondo" di Pannunzio, gli "azionisti" e Bobbio.

Volume XVIII n.193-194 - novembre-dicembre

MA QUALE LIBERTA' RELIGIOSA! VII Rapporto sulla Secolarizzazione - I Dossier sulle Confessioni Religiose e Tv - II Dossier sulle Confessioni Religiose e Telegiornali

INDICE

231. enzo marzo, secolarizzazione crescente, neoguelfismo montante
VII Rapporto sulla Secolarizzazione
233. silvia sansonetti, l’indice di secolarizzazione cresce fino a ...
238. laura caramanna, il processo di secolarizzazione
242. tabelle
I Dossier sulle Confessioni Religiose e Tv
II Dossier sulle Confessioni Religiose e Telegiornali
246. felice mille colorni, in tv straripare, monopolizzare, colonizzare
252. valeria ferro, le nostre tabelle
261. tabelle del secondo dossier sulle confessioni religiose e telegiornali
Ma Quale Libertà Religiosa!
265. maria gigliola toniollo, dovunque in retroguardia
269. nicola fiorita, verso un confessionismo graduato
272. gruppo “scuola e laicità”, il privilegio dell’ora di religione
275. carla zanasi, la grama vita dell’ora alternativa
279. francesco molica, le lobby religiose a bruxelles
280. il grido di protesta delle vitime di abusi sessuali sui minori da parte del clero
283. elio rindone, un messaggio fazioso
285. paolo bonetti, l’altra religione di capitini
268. e se...: carlo augusto viano, il governo monti e i poteri manifesti
278. la vita buona: valerio pocar, anche ai cattolici conviene lo stato laico
IL DOPPIO FASCICOLO SPECIALE PUO' ESSERE RICHIESTO A :
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GLI STATI UNITI D'EUROPA

Dal 2003 "Critica liberale" pubblica il supplemento trimestrale
"Gli Stati Uniti d'Europa"

Diretto da:
Giulio Ercolessi, Francesco Gui, Beatrice Rangoni Machiavelli

 
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Blasfemia, parola sinistra

daniele garrone

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Proponiamo in anteprima un editoriale del pastore Daniele Garrone, che verrà pubblicato sul prossimo numero del settimanale delle chiese battiste, metodiste e valdesi “Riforma”. L'autore è professore alla Facoltà valdese di teologia di Roma (www.riforma.it).
Dal 24 al 28 gennaio prossimi andrà in scena a Milano la rappresentazione teatrale “Sul concetto di volto del Figlio di Dio”di Romeo Castellucci. Come già avvenuto - ad esempio in Francia - gruppi di cattolici conservatori, hanno agitato le accuse di blasfemia e di cristianofobia, chiamano alla mobilitazione contro la rappresentazione e annunciano rosari riparatori dell’offesa arrecata a Cristo.
La rappresentazione - così apprendiamo dalle cronache e dall’ampio materiale disponibile sulla rete - si svolge interamente sotto il volto di Cristo di Antonello da Messina, rivolto al pubblico dal fondo della scena. Viene rappresentato il dramma di un padre afflitto dal degrado della senescenza, raffigurato dalla sua incontinenza, e di un figlio che lo assiste. La scena più contestata è quella in cui un gruppo di bambini scaglia granate giocattolo contro il volto di Cristo; essa, comunque, non verrà rappresentata a Milano per motivi di spazio. L’autore rivendica la diretta scaturigine biblica del suo lavoro e cita - oltre ovviamente al comandamento “onora tuo padre e tua padre - il libro di Giobbe, i salmi 22, 23, 88, pagine bibliche in cui la fiducia in Dio si associa alla protesta per quello che è vissuto come un abbandono da parte sua. Dileggio di Cristo e della fede in lui? Drammatica ripresa di temi indubbiamente biblici? Solo lo spettatore può formulare il suo giudizio.
Quello che preoccupa è il ricorso all’accusa di blasfemia o, più precisamente, il fatto che qualcuno pensi debba essere limitato o addirittura impedito ciò che a lui pare blasfemo, cioè lesivo della sua fede. E’ del tutto lecito pensare che qualcosa sia blasfemo, ma guai a dimenticare che la tolleranza prima e la piena libertà religiosa sono nate e sono garantite soltanto dalla esclusione di ogni tipo di sanzione contro espressioni ritenute da altri blasfeme e di ogni limitazione della libertà di espressione. I firmatari della “Petizione contro gli spettacoli blasfemi” indirizzata all’Arcivescovo di Milano, invece, invocano la cessazione dello “scandalo” in base al “pubblico rispetto dovuto alla religione”. Se non si ponesse fino allo scandalo - dicono - “si metterebbe in pericolo la libertà della Chiesa nello svolgimento della Sua missione e la stessa convivenza civile.”
Traspare in queste frasi esattamente la mentalità che ha piagato l’Europa fino all’avvento delle democrazie liberali: ciò che è giudicato “blasfemo” o “eretico” dalla religione o confessione stabilita, è un danno alla società. Con l’aggiunta della idea tipicamente romana, secondo cui la libertà della chiesa è piena solo quando essa gode di uno statuto speciale rispetto alle altre visioni del mondo, che sono erronee. Certamente nessuno invoca più i roghi, ma guai a dimenticare l’eco sinistra delle parole che usiamo. Il Codice di Giustiniano (529, 534) introdusse sanzioni penali per i crimini di bestemmia e blasfemia. Viene di lì il sanguinoso intreccio di religione, controllo pubblico dei comportamenti e legge penale che ha piagato tutto il medio evo e anche, per secoli, l’Europa moderna, sia nei paesi cattolici che in quelli protestanti. Per parte nostra basti pensare al rogo di Serveto, alle persecuzioni contro gli anabattisti, alle misure invocate da Lutero (1543) contro gli ebrei, appunto perché accusati di blasfemia.
I paladini della lotta antiblasfema si sono appellati all’Arcivescovo di Milano e al Pontefice. L’Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi di Milano ha richiesto “che sia riconosciuta e rispettata la sensibilità di quanti … vedono nel Volto di Cristo l’Incarnazione di Dio, la pienezza dell’umano e la ragione della propria esistenza”; ha invitato “a considerare che la libertà di espressione, come ogni libertà, possiede sempre, oltre a quella personale, una imprescindibile valenza sociale”, ricordando infine che “la preghiera per manifestare il proprio dissenso non può accompagnarsi a eccessi di qualunque tipo, anche solo verbali.” La risposta della Segreteria di Stato segnala che “Sua Santità …auspica che ogni mancanza di rispetto verso Dio, i Santi e i simboli religiosi incontri la reazione ferma e composta della Comunità cristiana, illuminata e guidata dai suoi Pastori”.
Pur nel sostanziale sostegno alla protesta, non viene ripresa la “parola chiave” della blasfemia e si invita a moderare i toni. Lascia perplessi, ma non c’è da stupirsene, l’incapacità di recepire fino in fondo quelle esigenze di piena libertà, per ogni affermazione di fede così come di ateismo, che è una delle più alte acquisizioni della specie umana. E la libertà è tale solo se è piena e uguale per tutti, anche per chi dice cose che a ad alcuni, pochi o tanti, sembrano blasfeme. La posta in gioco è alta. Sappiamo già dalla nostra storia quali sinistre conseguenze possano avere certe parole.


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