Ninisto ed Haavisto rappresentano diverse idee politiche ma sono esponenti di una generazione che vede l'Europa come l'orizzonte di crescita per tutti i paesi membri
Forse il dato più rilevante emerso dalle elezioni presidenziali in Finlandia (già da subito, dopo il primo turno di fine gennaio) è il contrattacco dei partiti europeisti e delle personalità che rappresentano tendenze più favorevoli all'Europa: i giornali dei paesi vicini - Estonia, Norvegia, Regno Unito - lo hanno scritto mentre ancora si contavano i voti e si profilava la marginalizzazione degli euroscettici, decisamente in voga solo un anno fa. La tradizione di solidarietà e di pragmatismo dei paesi scandinavi viene, quindi, sempre più chiaramente applicata come lo strumento adeguato ad affrontare una crisi economica e di rappresentanza che la frammentazione delle società europee e delle decisioni in prospettive regionali e comunali potrebbe soltanto aggravare.
La sorpresa Pekka Haavisto, ambientalista, liberale, di sinistra, ha forti connotati europeisti, oltre a rappresentare un partito Verde ("Virheä Liitto") maggioritario nella capitale e di massa nel paese. Sauli Ninisto, del Partito della Coalizione Nazionale ("Kansallinen Kokoomus"), si differenzia soprattutto per il suo punto di vista favorevole all'ingresso della Nato, però è quasi altrettanto favorevole ad una Europa forte, nel senso della capacità di promuovere la partecipazione e dei territori in un contesto che assicuri decisioni effettive e coerenti per affrontare le questioni in agenda. Pekka Haavisto, che ha attirato l'attenzione dei media internazionali per il suo profilo di candidato outsider, omosessuale dichiarato, votato soprattutto dalle donne e nelle città, ha portato avanti per la UE i colloqui di pace in Sudan e diversi programmi ambientali dell'ONU in Iraq, Afghanistan, Kosovo, Romania, Liberia, consolidando un curriculum internazionale.
Ninisto ha a sua volta significative esperienze in Europa: è stato Vicepresidente della Banca Europea degli Investimenti dal 2003 al 2007 e Presidente del consiglio dell' Ecofin e dell'Eurogruppo nel 1999. Il candidato del Centrodestra sottolinea le ragioni dell'austerità fiscale e della competitività, ma lo fa in un quadro europeo, proponendone pur nel rigore dei metodi un progressivo rafforzamento. Pekka Haavisto pone l'accento sull'ambiente, sui diritti civili, sull'autonomia europea, considerando l'Unione Europea il mezzo più efficace per la crescita sociale, se verrà dotata dei poteri necessari a promuoverla.
E' vero che un fenomeno politico da approfondire in Finlandia è la crisi dei partiti socialdemocratici e tradizionali, mentre una forza come i Verdi che guida i progressisti nell'alternativa a Ninisto presenta sfumature soprattutto liberali, radicate anche nella borghesia urbana. Tuttavia un altro dato che ormai non può più essere sottovalutato è l'esaurirsi di quella spinta populista ed euroscettica che solo un anno fa sembrava un motore destinato ad essere alimentato senza interruzioni da qualsiasi turbolenza dell'economia e dalle difficoltà sociali derivanti.
Non solo i "Veri Finlandesi" ("Perussomalaiset") sono quasi dimezzati rispetto ai più recenti risultati elettorali, ma nemmeno Paavo Väyrynen, candidato del Partito del Centro ("Suomen Keskusta"), può consolarsi con la somma di voti storici del partito e di qualche euroscettico attirato strada facendo con la sua storica diffidenza per le istituzioni e potenzialità comunitarie: sono sempre più fitte le voci che danno come improbabile il suo ritorno a ruoli degni di nota nel partito del Centro, che dopotutto è la lista che ha voluto portare la Finlandia nell'Europa e che tornerà probabilmente ad essere rappresentato dalla europeista Mari Kiviniemi, che durante il suo mandato da Primo Ministro (2010-2011) aveva subìto emorragia di consensi da un lato destinati all'alleato europeista Jyrki Katainen (allora Viceprimo ministro e delle Finanze del Partito della Coalizione Nazionale) e dall'altro ai Veri Finlandesi nel loro momento di massima visibilità.
L’Europa, nella politica finlandese, risulta decisiva: per assicurarsi la fiducia dei cittadini finlandesi bisognava scegliere, I Veri Finlandesi lo hanno fatto contro l'Europa ma così facendo dopo un apparente successo iniziale hanno perso; il Partito della Coalizione Nazionale e i Verdi sia pure con posizioni diverse hanno scelto l'Europa e hanno vinto; differentemente il Centro - che non ha potuto scegliere perché diviso tra euroscettici come Vayrynen ed europeisti - è finito marginalizzato, pur sottraendo qualche voto agli euroscettici e reggendo soprattutto con i consensi della sua fedele base elettorale. C'è di più: nel momento in cui ad Helsinki si è già deciso a favore dell'Europa come hanno dimostrato già gli esiti del primo turno, la mancanza di una chiara divisione destra-sinistra nel confronto tra un Liberale Conservatore ed un Ambientalista Progressista ha già determinato un dibattito sugli strumenti opportuni in Europa per sostenere le ragioni della crescita sostenibile, dei diritti individuali e della partecipazione politica, ragion per cui l'Unione Europea diventa il primo punto dell'agenda politica finlandese.
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