Dal 1969 la voce del pensiero laico e liberale italiano e
della tradizione politica che difende e afferma le libertà, l'equità, i diritti, il conflitto.
"Critica liberale" segue il filo rosso che tiene assieme protagonisti come Giovanni Amendola e Benedetto Croce,
Gobetti e i fratelli Rosselli, Salvemini ed Ernesto Rossi, Einaudi e il "Mondo" di Pannunzio, gli "azionisti" e Bobbio.
volume XX n.207 gennaio 2013
UNA LETTERA SULLA LIBERTA'
INDICE
taccuino
3. valerio pocar, una lettera sulla libertà
4. tommaso visone, sovranità ue e democrazia (2)
astrolabio
5. giovanni la torre, i dollari sono ormai le amlire
7. alfredo capone, l’amico del cuore
10. antonio cecere, repubblica come bene comune
12. maria grazia turri, due individualismi
15. pierfranco pellizzetti, la libertà fiorisce a serendip?
18. stefano pietrosanti, una provocazione per la sinistra
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rubriche
6. heri dicebamus: luigi einaudi
21. la vita buona: valerio pocar, farmaci e psicofarmaci
22. media/mente: paolo ercolani, tutti a casa!
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lo spaccio delle idee
23. giovanni la torre, tanto rumore per poco
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la lezione
26. paolo bonetti, breve storia della sinistra liberale in italia (3)
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Copertina di Kappabit.
Il numero 207 di “Critica liberale” può essere acquistato anche on line attraverso il sito delle Edizioni Dedalo con transazione crittografata e protetta.
«Passans, cette terre est libre» - Abbiamo scelto come logo la fotografia d'un autentico "Albero della Libertà" ancora vivente. È un olmo che fu piantato nel 1799 dai rivoluzionari della Repubblica Partenopea, Luigi Rossi e Gregorio Mattei, a Montepaone Superiore, paese dello Jonio catanzarese. La scritta 'passans ecc.' era qualche volta posta sotto gli "Alberi della Libertà" in Francia.
* Hanno fatto parte del Comitato di Presidenza
Onoraria: Norberto Bobbio (Presidente),
Vittorio Foa, Alessandro Galante Garrone,
Italo Mereu, Paolo Sylos Labini.
Ricordo un divertente spettacolo di tanti anni fa messo in scena da Paolo Poli e tratto da alcuni libri di Carolina Invernizio, la casalinga di Voghera che terrorizzava piacevolmente i lettori dell’Ottocento coi suoi romanzi sui baci delle morte e sulle sepolte vive. In uno di questi compariva anche una immagine della Madonna collocata in un angiporto e costretta a vedere fatti e ad udire parole non proprio edificanti. Adesso la madre di Gesù si trova al centro di una controversia velenosa fra due gruppi di fondamentalisti, quello di Radio Maria diretta dal famoso e incontenibile padre Livio e quello del sito Pontifex, notoriamente più papista del papa. Padre Livio è convinto che la Vergine sia apparsa a Medjugorie, mentre quelli di Pontifex sono ben sicuri che da quelle parti la signora del cielo non è mai stata e dicono che anche la Chiesa ha forti dubbi in proposito. Alla povera Maria i cattolici hanno sempre attribuito ogni genere di viaggi e di attività: quando ero un ragazzo, al tempo delle decisive elezioni politiche del 1948, la Madonna fu costretta a scendere in campagna elettorale e fu pellegrina democristiana in varie parti d’Italia. Il culto mariano ha ispirato, nel corso dei secoli, tanta parte dell’arte cristiana: spiace, anche a un non credente, vederlo ridotto a uno spot pubblicitario per promuovere le fortune di qualche prete che ha, più che altro, il culto di se stesso.
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