beatrice rangoni machiavelli
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Quando sono stata eletta, nell’ottobre del 1998, Presidente del Comitato Economico e Sociale dell’Unione Europea, ho annunciato che intendevo mettere al centro del mio programma la Società Civile, la sua valorizzazione e il suo ruolo come ponte di collegamento con le Istituzioni Europee.
La Prima Convenzione della Società Civile (ottobre 1999) ha costituito lo sviluppo coerente dell’impegno per la cittadinanza europea intesa come garanzia dei diritti sociali fondamentali, con la convinzione che una democrazia è forte se ha le radici in una società civile responsabile e partecipativa.
Per il CESE la Società Civile è: “un insieme di organismi costituiti in modo più o meno ufficiale su base volontaria, regolamentato dalla legge e che costituisce un luogo di formazione della volontà collettiva e della rappresentanza dei cittadini”.
Mi era stato chiesto: perché Società Civile Organizzata?
Perché bisognava risolvere il problema della rappresentatività effettiva di un così grande numero di organismi e associazioni. a Il fatto che la società civile sia organizzata significa che i nostri interlocutori sono già strutturati a livello europeo e costituiscono il legame tra l’espressione della volontà dei cittadini su temi specifici e il processo decisionale dell’Unione.
Le organizzazioni padronali e sindacali, le associazioni settoriali del commercio, dell’artigianato, delle cooperative, delle libere professioni, dei consumatori, della difesa dell’ambiente, delle famiglie, delle ONG a carattere sociale, sono i cosiddetti “corpi intermedi”, sono i pilastri della società in quanto portavoce delle aspettative e delle richieste dei cittadini, non per la difesa egoistica di interessi particolari, ma perché nel legame fra legittimi interessi, diritti e doveri, si fonda l’universalità della democrazia che pone al suo centro la coscienza civica e comunitaria dei cittadini.
Jacques Delors, intervenendo alla Prima Convenzione della Società Civile, aveva dichiarato: “Siete dei pionieri e, in quanto tali, dovete essere consapevoli che correte dei rischi”.
Come Presidente del CESE avevo risposto: “Siamo pronti ad affrontare dei rischi perché siamo motivati da una grande ambizione, quella di allargare le frontiere della democrazia in Europa”.
La democrazia partecipativa non si sostituisce a quella rappresentativa ma ne è complemento indispensabile. La mondializzazione dell’economia e della politica rischia di allontanare sempre più il processo decisionale dalle persone che dovranno applicare e rispettare le decisioni prese. Per questo è indispensabile una maggior partecipazione dei cittadini, per permettere l’affermazione della società civile e il rafforzamento della democrazia partecipativa.
{ Pubblicato il: 10.05.2012 }














«Passans, cette terre est libre» - Abbiamo scelto come logo la fotografia d'un autentico "Albero della Libertà" ancora vivente. È un olmo che fu piantato nel 1799 dai rivoluzionari della Repubblica Partenopea, Luigi Rossi e Gregorio Mattei, a Montepaone Superiore, paese dello Jonio catanzarese. La scritta 'passans ecc.' era qualche volta posta sotto gli "Alberi della Libertà" in Francia.



