Fondazione Critica Liberale   'Passans, cette terre est libre' - Abbiamo scelto come logo la fotografia d'un autentico 'Albero della Libertà ancora vivente. È un olmo che fu piantato nel 1799 dai rivoluzionari della Repubblica Partenopea, Luigi Rossi e Gregorio Mattei, a Montepaone Superiore, paese dello Jonio catanzarese. La scritta &lequo;passans ecc.» era qualche volta posta sotto gli 'Alberi della Libertà' in Francia.
 
Direttore: Enzo Marzo

Dal 1969 la voce del pensiero laico e liberale italiano e della tradizione politica che difende e afferma le libertà, l'equità, i diritti, il conflitto.

"Critica liberale" segue il filo rosso che tiene assieme protagonisti come Giovanni Amendola e Benedetto Croce, Gobetti e i fratelli Rosselli, Salvemini ed Ernesto Rossi, Einaudi e il "Mondo" di Pannunzio, gli "azionisti" e Bobbio.

volume XX n.208 febbraio 2013

L'OSSERVATORE LAICO

INDICE

taccuino
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35. vincenzo ferrari, un governo democristiano
36. giovanni la torre, i degni eredi del “peggiore” togliatti
37. enzo marzo, il burattinaio e i burattini
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rubriche
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41. heri dicebamus: ernesto rossi, la potenza più antidemocratica del mondo
57. heri dicebamus: ernesto rossi, vecchie e nuove pacificazioni
40. la vita buona: valerio pocar, elogio di creonte
45. media/mente: paolo ercolani, web-anarchia
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l’osservatore laico
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42. paolo bonetti, perché non possiamo non dirci laicisti
46. simonetta michelotti, il nostro xx settembre
54. sergio bucchi, gaetano salvemini e la scuola laica
.
la lezione
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58. massimo la torre, torture e diritto. ancora una volta

 

Copertina di Kappabit.

Il numero 208 di “Critica liberale” può essere acquistato anche on line attraverso il sito delle Edizioni Dedalo con transazione crittografata e protetta.

Per maggiori informazione collegarsi al sito www.edizionidedalo.it

 



GLI STATI UNITI D'EUROPA

Dal 2003 "Critica liberale" pubblica il supplemento mensile
"Gli Stati Uniti d'Europa"

Diretto da:
Giulio Ercolessi, Francesco Gui, Beatrice Rangoni Machiavelli

 
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* Hanno fatto parte del Comitato di Presidenza Onoraria: Norberto Bobbio (Presidente), Vittorio Foa, Alessandro Galante Garrone, Italo Mereu, Paolo Sylos Labini.

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Leggiamo Belli, altro che i vaticanisti!

paolo bonetti

2 commenti

2 commenti

Per capire quello che succede in Vaticano di questi tempi (e di tutti i tempi), i vaticanisti non servono: troppo prudenti e reticenti, troppo timorosi di perdere le loro entrature nei sacri palazzi, troppo pieni di rispetti umani per questa casta di vecchi intriganti che non si vergognano di sputtanare la santa madre chiesa, che già non gode di buona reputazione. Torniamo a leggere il grande Giuseppe Gioacchino Belli, che non solo è meglio di tanti cronisti contemporanei, ma è ancora in grado di dare qualche buon consiglio allo smarrito e tentennante Ratzinger. E’ il momento di decidere, se non vuole che la barca di Pietro vada a fondo, e allora ascolti questo consiglio che risale al novembre del 1831: “Iddio nun vò ch’er Papa piji moje/ Pe nun mette a sto monno antri papetti:/ Sinnò a li cardinali, poveretti,/ Je resterebbe un cazzo da riccoje./ Ma er Papa a genio suo pò legà e scioje/ Tutti li nodi lenti e quelli stretti,/ Ce pò scommunicà, fà benedetti, / E dacce a ttutti indove coje coje”. Ci vuole coraggio, però, non si tratta mica delle “settacce buggiarone” dei liberali e dei massoni; sono reverendissimi cardinali pronti a resistere con ogni mezzo, intenzionati a non cedere nulla del loro potere: “Cede un par de cojoni! E de sto passo/ S’arriva a levà Dio dar paradiso/ Pe méttece in zu’ logo Satanasso!”



 


{ Pubblicato il: 30.05.2012 }




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Argomenti correlati: bonetti, papa, belli, vaticano - 2 commenti


Commento inserito da francesco il 01.06.2012:
Caro Bonetti, mi scuso per l'intromissione, ma. Capisco che la vera religione, la nuova religione, la religione dell'umanità (quella di Croce, quella non mitologica) starà scavando da qualche parte come la talpa hegelo-marxiana, mentre noi non ce ne accorgiamo. E tuttavia, siamo proprio sicuri di poterci adagiare passo passo nell'immanenza? Non sarebbe ora di incominciare a "sporcarci le mani" con la trascendenza? Non dovemmo forse incominciare a pronunciare la sillaba "Dio". Mi sembra che Croce (per non parlare di De Martino) dopo la seconda guerra indicasse questa necessità. Perché lasciare la sillaba a quelli. Perché dobbiamo restare divisi? Perché non riconoscerci e nemmeno salutarci? Perché ritenere che la plebe non possa emanciparsi? E Fichte, allora? Il rischio è di trasformarci in velleitari "santoni" ridicoli, è vero, ma. Comunque, Lei sa bene di non essere un "cittadino comune". P.S. Mi scuso anche per il "noi". francesco 1953
Commento inserito da José Mottola il 04.06.2012:
Bisogna ringraziare i vaticanisti: con tatto e prudenza, nonché finta indifferenza ed altre doti mutuate dai principi della Curia, riescono a farci sapere tante cose che altrimenti non riusciremmo a sapere se non in tempi eccezionali di migrazioni di corvi. Belli resta grandioso, non c'è che dire; poi, essendo un suddito pontificio, bisogna anche riconoscere che lo fecero invecchiare senza segregarlo o afforcarlo, come si usava fare a Roma con i non allineati. José Mottola