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<title>Fondazione Critica Liberale</title>
<description>Fondazione Critica Liberale</description>
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<title>porcate</title>
<author>la lepre marzolina</author>
<pubDate>Fri, 24 May 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
<description>Franceschini, dopo l&#039;accordino con i berlusconiani per sottrarre il Porcellum alla bocciatura della Consulta, assicura: &quot;Non voteremo mai più con la porcata di Calderoli&quot;. Da ora in poi voteremo con la porcata di Franceschini.</description>
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<title>presentazione a milano dei dossier sulla secolarizzazione e sulla presenza delle confessioni religiose nei media televisivi</title>
<author>redazione</author>
<pubDate>Wed, 22 May 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
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Una iniziativa del Circolo Carlo Rosselli di Milano si svolgerà il prossimo 27 maggio - è organizzata in collaborazione dalla Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni e dalla Libreria Claudiana e consisterà nella
presentazione milanese dell&#039;VIII rapporto sulla secolarizzazione in Italia e del III dossier sulla Chiesa cattolica ed i media televisivi.
Curati dalla Fondazione Critica Liberale e dalla CGIL Nuovi Diritti e costruiti sulla base di un&#039;attenta misurazione di alcuni significativi parametri del comportamento sociale degli Italiani in relazione alle problematiche religiose (battesimi, matrimoni religiosi, frequentazione dei corsi di religione nelle scuole, ecc. ecc.)  i rapporti annuali sulla secolarizzazione in Italia dimostrano inequivocabilmente come la società del nostro Paese, di anno in anno, si stia sempre più secolarizzando; e questo in un quadro in cui viceversa la Chiesa cattolica - come confermano puntualmente i dossiers (anch&#039;essi curati da Critica Liberale e CGIL) sulla sua presenza nei programmi televisivi - sembra per contro occupare nei media spazi sempre più rilevanti (dalle fictions alle trasmissioni di carattere religioso, dai talk shows alla pubblicità, per arrivare naturalmente ai telegiornali ed a programmi di informazione).
Per un Circolo come il nostro, attento da sempre a tenere fermi alcuni principi di salutare laicismo (cioè di una particolare visione laica e critica della realtà) questi rapporti e questi dossiers - che già altre volte in passato ci è capitato di presentare, ci paiono uno strumento di analisi che merita di essere valorizzato, discusso e quanto più possibile divulgato.
Dunque l&#039;appuntamento è per
Lunedì 27 maggio 2013, alle ore 21.00,
presso la Libreria Claudiana
di via Francesco Sforza 12/a -
a Milano (MM 1 S. Babila - MM 3 Crocetta)
VIII RAPPORTO SULLA SECOLORIZZAZIONE IN ITALIA
III DOSSIER SULLA CHIESA CATTOLICA E I MEDIA TELEVISIVI
Presentazione a Milano
Interverranno
Massimo Bernardini, giornalista e conduttore televisivo, autore e conduttore di Rai 3 TV TALK.
Enzo Marzo giornalista, direttore di Critica Liberale e presidente della Fondazione Critica Liberale.
Gigliola Toniollo, responsabilie dell&#039;Ufficio Nuovi Diritti della CGIL Nazionale,
Francesca Zajczyk, sociologa, docente di sociologia urbana presso l&#039;Università di Milano Bicocca e delegata del sindaco di Milano alle Pari Opportunità.
Presiederà ed introdurrà
Donatella De Gaetano, coordinatrice della Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni
Siete tutti caldamente invitati.
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<title>Bologna val bene una messa. O no?</title>
<author>paolo bonetti</author>
<pubDate>Wed, 22 May 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
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Questa faccenda del referendum bolognese sul finanziamento pubblico alle scuole private dimostra ancora una volta che il Partito democratico è ormai diventato un sor Tentenna da cui non è possibile ricavare in nessun campo, dall’economia ai diritti civili, dalle riforme istituzionali a quella elettorale, qualcosa di definito e di sicuro. Solo questo sappiamo, ciò che non siamo e ciò che non vogliamo. Ma forse neppure questo verso montaliano si addice al Pd: probabilmente non sanno neppure quello che non vogliono. Nel caso in questione c’è poco da dubitare e da dividersi: la Costituzione, art. 33, proibisce tassativamente i finanziamenti pubblici alle scuole private. L’ideologia non c’entra niente e soltanto gli azzeccagarbugli, che in Italia non mancano mai, possono distinguere fra oneri per lo Stato e finanziamento. Affermare che dare soldi comunali o regionali o statali ai privati non è un onere per noi cittadini che abbiamo il dovere di pagare la scuola di tutti, ma non quella dei cattolici, degli atei o di qualsivoglia altro gruppo religioso o ideologico, è semplicemente ridicolo. E alla mamma che vuole educare suo figlio nella fede cattolica, ma non ha i soldi per mandarlo in una scuola confessionale, si risponde, senza tanti complimenti, che se questo è il suo desiderio lo può tranquillamente mandare in parrocchia o chiedere aiuto a confratelli più danarosi. La scuola pubblica ha il dovere di offrire il cibo di tutti, che è o dovrebbe essere l’educazione civica; se qualcuno vuole qualche pietanza speciale, se la procuri con i suoi soldi o con quelli dei suoi amici. Ci sono poi gli amministratori che piangono perché, senza l’aiuto dei privati, il comune di Bologna non è in grado di offrire a tutti un conveniente servizio pubblico di scuola materna. E non si vergognano di essersi ridotti in queste condizioni? Che uso hanno fatto del denaro pubblico? In che sciocchezze lo hanno dilapidato? Magari in qualche convegno sulla felicità o roba simile ad uso di intellettuali parassiti? Oppure vogliono compiacere la Chiesa cattolica per raccattare qualche voto che puntualmente non arriva? Non hanno capito ancora che è del tutto inutile andare a messa per governare Bologna e l’Italia?
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<title>L&#039;infelice debutto</title>
<author>la lepre marzolina</author>
<pubDate>Mon, 20 May 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
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Epifani non ha neppure cominciato e già scivola in una gaffe tremenda. Accusa il Sel d&#039;aver &quot;già sciolto il matrimonio, non mi piace la sinistra che scappa&quot;. E&#039; come se la moglie adultera scappata, il giorno dopo il matrimonio, col primo mascalzone incontrato, accusasse il marito ancora sotto choc d&#039;essere fuggito lui e di non aver dato la sua paterna benedizione all&#039;inusitato e sciagurato connubio, magari sperando in un mènage à trois.
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<title>Morale civile e morale pretesca</title>
<author>paolo bonetti</author>
<pubDate>Mon, 20 May 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
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Si è celebrata la giornata, voluta dalle Nazioni Unite, contro l’omofobia e la transfobia e persino Napolitano ha condannato con fermezza ogni forma di violenza e di discriminazione nei confronti degli omosessuali, ma sul piano legislativo, che è quello che più conta, in Italia nulla si muove, mentre i gay italiani continuano a essere cittadini di serie B. Pagano le tasse, ma, a causa del loro orientamento sessuale, non godono degli stessi diritti degli altri. Veramente una piccola novità c’è stata, ma è servita a ribadire l’ingiustizia. La Camera ha approvato una norma che consente, ai compagni dei parlamentari omosessuali, di poter usufruire dello stesso trattamento sanitario del loro partner. E i compagni e le compagne dei comuni cittadini gay? Meglio che non si ammalino, anche perché le loro malattie sono una giusta punizione del cielo. Non ha detto l’emerito Ratzinger, quando ancora esercitava la professione di papa, che gli omosessuali sono nemici della pace e della giustizia? Qui si vede la differenza fra la morale civile, fondata sul buon senso, e la morale pretesca che si rivela, in questo come in altri casi, un cumulo di insensatezze. La morale cattolica, che si fa passare per morale cristiana ma è in realtà la morale della casta  ecclesiastica, considera le unioni omosessuali come un attentato alla famiglia, quando in realtà ne sono il consolidamento, tant’è che anche il premier britannico conservatore Cameron ha pensato bene di dare via libera alle nozze gay. Da noi non c’è nemmeno una legge contro la violenza omofobica e transfobica, e i nostri parlamentari, a meno che non si tratti di istituire nuovi privilegi per la loro casta, non fanno nulla di nulla per quel che riguarda il riconoscimento dei diritti civili dei cittadini con orientamento sessuale diverso da quello della maggioranza. Sono, in molti casi non per convinzione ma per viltà, i sacrestani della chiesa cattolica ed ad essa fanno riferimento per tutto ciò che li può imbarazzare. Ma la morale ecclesiastica è un tale coacervo di insensatezze da renderla impraticabile anche per coloro che la propongono e poi la violano nei modi più strani e perfino criminali. Ma il guaio più grosso è che molti laici o pretesi tali si ostinano a pensare che la storia continuerà finché non sarà la Chiesa stessa a riformarsi e credono che il nuovo papa Bergoglio darà ben presto, anche su questa materia, concreti segnali di cambiamento. Campa cavallo….dice un proverbio popolare: Bergoglio non la pensa, sulle questioni in esame,   diversamente dal suo predecessore. Se vogliamo davvero uno Stato laico, senza discriminazioni di alcun genere, lasciamo perdere la riforma della Chiesa e facciamo piuttosto quella dello Stato, cominciando ad abolire tutte quelle norme, Concordato in testa, che violano, prima ancora della Costituzione, il patto sociale e morale su cui si fondano le democrazie.
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<title>Se gli imprenditori trovassero il coraggio di parlare (n.91)</title>
<author>giovanni la torre</author>
<pubDate>Mon, 20 May 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
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Gli ultimi arresti per corruzione e/o concussione sono avvenuti a Taranto e riguardano politici del Pd, i quali addirittura, stando all&#039;accusa, avrebbero svenduto la salute dei cittadini e dell&#039;ambiente. Ormai si alternano Pdl-Pd-Pdl-Pd, con monotona regolarità, ora poi con il governo delle &quot;larghe intese&quot;, sai che &quot;intese&quot; ... Mi chiedo sempre come mai all&#039;inizio della trattativa per il governo ci sia stato un incontro tra Sposetti e Verdini. chi lo sa ? Tornando all&#039;episodio di Taranto e a quelli similari, non per niente l&#039;Italia nelle classifiche internazionali viene considerato uno dei paesi più corrotti, a livello di quelli del terzo mondo, quelli per intenderci i cui dirigenti politici si mettono in tasca gli aiuti destinati ai loro popoli affamati. E&#039; questa la causa principale del nostro declino, è questa la causa principale del degrado del nostro bilancio pubblico, è questa la causa principale dell&#039;evasione fiscale, tutto il resto è solo contorno. Ma se in Italia abbiamo un regime cleptocratico la responsabilità è anche della nostra classe imprenditoriale. I nostri imprenditori, soprattutto quelli medio-grandi, sin dall&#039;Unità hanno sempre preferito accucciarsi ai piedi dei potenti di turno e accontentarsi delle briciole che questi ogni tanto gli buttavano. Nel nostro paese non vi è mai stata una vera rivoluzione borghese. Per difendersi dalla concorrenza estera a seguito dell&#039;apertura inevitabile dei mercati, soprattutto dal secondo dopoguerra, e non potendo quindi più contare sul protezionismo verso l&#039;esterno, il nostro sistema economico è ricorso sempre più, d&#039;accordo con i politici, a quello che gli storici economici hanno definito il &quot;protezionismo interno&quot;, che è più sottile e soprattutto è meno attaccabile dall&#039;esterno. Questo tipo di protezionismo ha significato nel tempo: svalutazioni continue, contributi e finanziamenti agevolati, esenzioni fiscali, tolleranza dell&#039;evasione fiscale e contributiva, corruzione e concussione per vincere appalti e per tenere a bada la pubblica amministrazione, ecc. ecc. Dopo la completa attuazione del Mercato Unico Europeo e soprattutto dell&#039;euro, alcuni dei predetti strumenti protezionistici sono venuti meno o sono stati fortemente ridimensionati, e quindi il ricorso alla corruzione e all&#039;evasione fiscale è diventato sempre più necessario. Ma in questo modo le imprese stanno determinando sempre più anche il loro di declino. Non sarebbe ora che gli imprenditori, tutti!, si mettessero d&#039;accordo e decidessero insieme di dire &quot;basta!&quot;, di dire la verità e denunciare il malcostume e i relativi colpevoli? Non sarebbe ora che gli imprenditori, tutti!, decidessero di spazzare via dal mercato quelle imprese che alterano la concorrenza grazie alla corruzione? Non sarebbe ora che gli imprenditori decidessero, tutti!, di liberare l&#039;Italia da questa politica corrotta che sta inquinando in maniera sempre più irreversibile la nostra democrazia e il nostro sistema economico? Se gli imprenditori non avvertono questa esigenza, e non operano di conseguenza, vuol dire che questo sistema conviene anche a loro, in quanto si sentono di serie B rispetto ai concorrenti stranieri; soprattutto vuol dire che sono anch&#039;essi responsabili del disastro italiano. E allora, se le cose stanno così, quando si lamentano della politica meritano solo una solenne pernacchia, come quella che fece Eduardo ne &quot;L&#039;oro di Napoli&quot;.</description>
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<title>su zanda che si schiera sulla ineleggibilità di B.</title>
<author>giovanni bachelet</author>
<pubDate>Fri, 17 May 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
<description>Apprezzato dai preti e dai massoni,/
amico di Cossiga e Zamberletti,/
poteva avere attributi perfetti/
per fare il reggicoda a Berlusconi./
.
Invece, mentre tramortiti e muti
tremano i democratici di panza,
inclusi i giovani Renzi e Speranza,
ruggisce Zanda: anvedi che attributi!
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<title>Contrastare l’euroscetticismo</title>
<author>beatrice rangoni machiavelli</author>
<pubDate>Mon, 13 May 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
<description>Dobbiamo purtroppo riconoscere che il ferreo europeismo sempre dimostrato dagli italiani - che però non avevano mai approfondito i tanti problemi che la costruzione dell’Europa unita comporta – si va affievolendo a causa di una crisi  che fa percepire l’UE come un problema e non come la soluzione sperata.
Ciò nonostante, tre italiani su quattro non vogliono uscire dall’euro.
In aprile, una delle più importanti innovazioni del Trattato di Lisbona, l’”Iniziativa dei Cittadini Europei” (ECI), è stata realizzata dopo la tanto lunga negoziazione concernente procedure e condizioni.
Sia il Comitato Economico e Sociale (EESC) che quello delle Regioni (CdR) sono convinti che si tratti di un buon passo in avanti verso la democrazia partecipativa che, in quanto tale, può costituire un contrappeso alla crisi della democrazia rappresentativa.
La percentuale dei votanti per il Parlamento Europeo è purtroppo esigua. Se i Governi nazionali si impegnassero a far comprendere che l’Europa dei Cittadini non è un’utopia ma un obiettivo reale e realizzabile, l’opinione pubblica potrebbe acquistare una maggiore consapevolezza della situazione, incentivando la società civile a sostenere a livello transnazionale la partecipazione a questa indispensabile iniziativa.
Prima di tutto può diventare un incentivo consentendo a chi è impegnato nel coinvolgimento dei cittadini a collaborare in rete. Secondo: può influenzare il triangolo istituzionale: Parlamento, Commissione, Consiglio. Infine potrebbe cooperare  con  la Commissione per il successo dell’iniziativa stessa, prendendo parte attiva nelle campagne di propaganda e sensibilizzazione.
E’ importante investire sui cittadini comunicando con loro in modo efficiente, che quanto proposto è una sfida trasparente, non offuscata da altri programmi politici e che l’obiettivo che ci si è posti o ci si pone può essere raggiunto.
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<title>rassegna stampa 24</title>
<author>autori vari</author>
<pubDate>Fri, 10 May 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
<description>Sandra Bonsanti, L&#039;abbraccio storico, Libertà e giustizia
.
C’è qualcosa di profondamente “immorale” nell’atteggiamento di molti di coloro che praticano e predicano attorno alle “larghe intese”. Qualcosa che offende il senso comune e rischia di fare un indecente minestrone di tutto quello che è accaduto  in Italia negli ultimi venti anni.
Si tratta di un grande equivoco che nasce dal momento in cui è stato deciso che questo governo era l’unico possibile e dunque volere o non volere era assolutamente indispensabile la collaborazione fra politici del Pd e politici del Pdl: per varare misure indispensabili a favore dei cittadini più colpiti dalla crisi e per varare certe riforme seriamente indispensabili (come quella elettorale) e altre sulle quali sarebbe opportuno una volta per tutte uscire dai luoghi comuni dell’improvvisazione costituzionale ed entrare nel luogo serio della competenza e della serietà.
Dunque, collaborazione e lavoro in comune.
Ma a questo punto si è visto che invece quello che ci si aspetta e che molti stanno già concedendo è una sorta di “abbraccio storico”, che si fonda su un presupposto “immorale”: ci siamo combattuti nel passato, siamo stati su fronti opposti, ma ora tutto questo deve finire, non ha più senso, i cittadini ci chiedono una condivisione che ci rende tutti uguali per vincere la difficile sfida.
Ecco dunque materializzarsi l”abbraccio storico”. C’è chi sospetta che fosse atteso da tempo e che in realtà ogni differenza fosse da anni più superficiale di quanto si possa pensare. Chi non si stupisce, chi si indigna.
Fanno parte dell’abbraccio questo impulso ai gesti di fraterna amicizia come abbracci e sorrisi nelle aule del Parlamento e non soltanto. Fanno parte dell’abbraccio inziative che tendono a creare amicizia e familiarità inutili.
Andare insieme in pulmann in una splendida abbazia, dove si possa “familiarizzare” o “fare spogliatoio” lontani dagli sguardi dei giornalisti (che comunque molto raramente a dire la verità colgono questo lato della situazione) è proprio necessario? Serve a trovare soluzioni per rinviare l’Imu o trovare soldi per la Cassa integrazione o per inventarsi qualcosa di utile a chi sta in queste ore perdendo il lavoro, oppure serve soltanto a quel tentativo berlusconiano di avvolgere il suo passato personale e la sua politica in un velo di oblio, di legittimazione e di “condivisione”? Al tentativo di promuovere la politica di assalto alla Magistratura e di rispolverare la politica dei condoni e dei bavagli?
L’“abbraccio storico” non porterà nulla di buono a questo Paese. Non aiuterà a combattere la corruzione ai piani alti della politica, non servirà a riconquistare un po’ di fiducia dei cittadini. Il grande “errore” di Craxi quando per difendersi accusò tutti nell’aula di Montecitorio fu di dire: fanno tutti così. Se avesse detto: nessuno lo deve fare, sarebbe stato uno statista invece di un grande imputato.
Il rischio è che nello “spogliatoio” di Spineto si perda un altro po’ dell’onore che abbiamo già perso. E il sospetto che alla fine i membri del governo dell”abbraccio storico” finiscano anche per intonare insieme le canzoni goliardiche nostalgiche e un po’ oscene non ce lo toglierà nessuno.
Meno sorrisi, meno pacche sulla spalle, meno volemose bene. Non ci vogliamo affatto bene tutti quanti in questa Italia. E non c’è bisogno di questo per lavorare insieme, per pochissimo tempo e cercando di fare meno danni possibili.</description>
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<title>cos&#039;altro dovrebbe dire la storia? (n. 90)</title>
<author>giovanni la torre</author>
<pubDate>Thu, 09 May 2013 00:00:00 +0200</pubDate>
<description>
Penso che il gesto di Umberto Ambrosoli di uscire dalla sala nel momento della commemorazione costituisca visivamente il giudizio definitivo su Andreotti. Il politico italiano aveva detto, a proposito dell&#039;assassinio del padre di Umberto, Giorgio, che era &quot;uno che se le andava cercare&quot;. Giorgio Ambrosoli era stato ammazzato da un sicario di Sindona, perchè colpevole di voler rispondere solo alla legge e alla propria coscienza. Michele Sindona era stato amico di Andreotti, anzi di più, era stato un protetto di Andreotti. Di fronte alla domanda ovvia di un giornalista su cosa ne pensasse di quall&#039;assassinio, Andreotti pensò di cavarsela con l&#039;ennesima battuta romanesca, una di quelle battute che tanto piacciono a certi italiani e che sono ormai diventate una sorta di souvenir romaneschi, come quelle di Alberto Sordi. In quella battuta però c&#039;è tutto, non solo Andreotti, ma anche il peggio del costume italiano. L&#039;uomo che si impunta per rispettare le regole è semplicemente uno che va in cerca di guai, un &quot;fregnone&quot;, tanto per continuare con il romanesco. Questa era la concezione che dello Stato e delle sue regole aveva una persona che è stata sette volta capo del governo e un&#039;infinità di volte ministro, e che ancora oggi molti definiscono &quot;statista&quot;. Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, Cassarà, Chinnigi, Livatino e tanti altri che per servire lo stato ci hanno rimesso la vita erano solo dei poveri &quot;fregnoni&quot;. Come giustamente ha detto dopo il suo gesto lo stesso Umberto Ambrosoli, il male oscuro italiano sta tutto qui. Nel non solo dimenticare e perdonare, ma anche giustificare questo modo di vedere le cose della convivenza civile. Un paese che non capisce la gravità di quella &quot;battuta&quot; di Andreotti e non ne trae le conseguenze è un paese senza futuro, perchè capace di affidarsi a qualsiasi persona che &quot;non se le va a cercare&quot; e quindi disponibile a scendere a patti con chiunque e con qualsiasi cosa pur di sopravvivere. E pensare che in Italia si sta discutendo di presidenzialismo: viene un brivido alla schiena. Un paese nel quale il rispetto delle regole non è un &quot;valore&quot;, ma un &quot;disvalore&quot;, dove pensiamo che possa arrivare? Queste sono le cose che gli stranieri non capiscono di noi italiani. I bari e gli spregiatori delle regole sono in tutti i paesi, ma solo in Italia ce ne facciamo vanto e li portiamo ai vertici dello stato. I soliti &quot;equilibristi&quot; hanno dichiarato che sarà la Storia a dare il giudizio su Andreotti, e questo è anche il pensiero del presidente Napolitano, ma ci chiediamo: cos&#039;altro dovrebbe dire la Storia?</description>
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