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<title>Fondazione Critica Liberale</title>
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<title>no, non è peccato</title>
<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 00:00:00 +0000</pubDate>
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Purtroppo non guadagno come il ministro della Giustizia Paola Severino, ma dico subito, da vecchio e incallito liberale, che sono d’accordo con lei, quando afferma che guadagnare bene e pagare le tasse non è peccato, che il denaro non è lo sterco del diavolo, che arricchirsi con il proprio lavoro, adempiendo contemporaneamente a tutti i doveri del buon cittadino, in primo luogo quello fiscale, è la quintessenza dell’etica borghese che ha fatto grande l’Occidente. L’etica borghese non è quella degli avventurieri della finanza o dei redditieri parassiti, è quella di chi esercita con abilità e scrupolo una professione o interpreta con coraggio e fantasia il suo ruolo di imprenditore che allarga la base produttiva e crea nuovi posti di lavoro. E’ anche quella dell’operaio che rivendica con forza i suoi diritti, ma sa anche che a questi diritti corrispondono dei doveri. So bene che sto parlando di modelli ideali ai quali nessuno di noi riesce mai ad adeguarsi compiutamente e so altrettanto bene che la vita economica delle società industriali avanzate presenta una tale complessità di funzioni e rapporti da non poter essere racchiusa in un modello troppo semplice e, per certi aspetti, mitico. Ma l’etica dell’opera nella quale ciascuno sublima se stesso, vincendo così anche il proprio naturale egoismo, è quella che ho imparato dai due grandi maestri del liberalismo italiano, Croce ed Einaudi. Ai quali vorrei aggiungere, senza paura di essere considerato un azionista, Gobetti e Gramsci. E il fatto che questa etica sia difficile da mettere in pratica non le toglie valore. La rende, anzi, più che mai necessaria per uscire dalla crisi in cui ci dibattiamo.
[PER LEGGERE I PRECEDENTI &quot;PASSO DOPO PASSO&quot; DI PAOLO BONETTI CLICCARE NELLA COLONNA DI SINISTRA SUL VOLUME &quot;PASSO DOPO PASSO&quot;]
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<title>Un buongoverno per uscire dalla crisi</title>
<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 00:00:00 +0000</pubDate>
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La memoria corta degli Italiani permette ai colpevoli di tante malefatte che ci hanno condotto sull’orlo del baratro di restare impuniti.
L’Oscar va a Silvio Berlusconi.
I destinatari dei nostri messaggi conoscono il voluminoso dossier di tutti i danni che ha causato al nostro Paese.
Quando il Governo Berlusconi nel 2004 ha proposto la nomina di Rocco Buttiglione come Commissario al posto di Monti, aveva ricevuto due pesanti “no” dal Parlamento Europeo.
Forte del fatto che nessuno ricorda quanto è veramente successo, il Cavalier Caimano si vanta adesso di essere stato lui a proporre Monti come Premier e dice di identificarsi con l’attuale Governo, al quale esprime fedeltà e solidarietà.
Probabilmente è preoccupato dai sondaggi “in caduta libera” che lo riguardano, e accarezza l’idea di non presentarsi capolista, come è accaduto sempre in passato, alle Amministrative di maggio 2012.
Non c&#039;è dubbio che l’inadeguatezza della classe politica, o peggio la frequente collusione fra illegalità pubblica e privata, abbiano contribuito ad aggravare la situazione italiana.
Il 16 febbraio scorso, alla ricorrenza dei vent’anni dell&#039;inchiesta &quot;mani pulite&quot;, il Presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, denunciava l’accresciuta diffusione della corruzione e malaffare, calcolata in 60 miliardi di euro.
Mentre gli italiani si rendono conto che è indispensabile voltare pagina, e chiedono ai Parlamentari (anche a quelli nominati e non eletti) un atto di responsabilità, non fa che aumentare l&#039;avversione, con attacchi di opinionisti e politici perfino sul piano personale, contro Monti e i Ministri del suo Governo, che hanno il mandato di guidare l&#039;Italia fuori dalla crisi.
Non stupisce, anche se dispiace, questo atteggiamento: in troppi sono consapevoli di quanto potrà essere difficile per loro farsi rieleggere se l&#039;attuale Esecutivo arriverà a fine legislatura avendo raggiunto qualche buon risultato e soprattutto dimostrato che esiste un modo di governare nell&#039;interesse del Paese, capace di ridare dignità alla politica.
Una delle accuse che più frequentemente vengono mosse al Prof. Monti è di non essere stato eletto, anche se la procedura con la quale è diventato Presidente del Consiglio è legittimata dalla nostra Costituzione e dai precedenti dei Governi Pella, Ciampi e Dini. Al Parlamento Europeo di Strasburgo Il deputato Gollnisch, dell’estrema destra di Le Pen, glielo ha ricordato. Il Primo Ministro ha risposto: &quot;credo che se avessero chiesto a lei di formare un Governo, in un momento particolarmente difficile per il suo Paese, non si sarebbe rifiutato solo perché non eletto dal Popolo&quot;.
La cattiva memoria degli Italiani, oltre a dimenticare illegalità e colpe gravi, rimuove perfino meriti eccellenti.
Ci riferiamo alla battaglia condotta, e vinta, nel 2004, da Mario Monti in qualità di Commissario alla Concorrenza, contro la posizione dominante di Microsoft, il cui monopolio nel software avrebbe impedito il moltiplicarsi di lettori multimediali come l&#039;I-pod, di software per la condivisione e il commercio di musica e video, di programmi per la navigazione su internet e così via.
I Governi dei Paesi UE non possono illudersi di trovare soluzioni nazionali ai problemi che ostacolano l’uscita dalla crisi, che coincide, ora più che mai, con il progresso del progetto europeo.
E&#039; per questo che occorre guardare ai Parlamenti degli Stati membri e contemporaneamente all&#039;Europa, operando perché si rafforzino i partiti in grado di fare da trait-d’union fra cittadini ed istituzioni, nazionali ed europee.
Non tutti credono nei ricorsi storici ma in questo caso ci corre l’obbligo di ricordare che nel 1981 era toccato ai Ministri degli Esteri Hans-Dietrich Genscher ed Emilio Colombo ridare forza al percorso di integrazione europea per uscire dalla crisi di allora, iniziata negli anni ’70.
I movimenti e le organizzazioni federaliste avevano preparato il campo per l&#039;avvio dell’integrazione monetaria dell’Europa, passo indispensabile per ridare alla Comunità Europea e al Mondo la stabilità che si era persa con la fine degli accordi di Bretton-Woods.
Nella dichiarazione congiunta, sottoscritta dai due Ministri, può essere riconosciuta la genesi politica dell’euro. Il documento si apriva con queste parole: &quot;non possiamo concentrare i nostri sforzi unicamente sulle questioni economiche. Al contrario, dobbiamo concentrare la nostra attenzione sul grande disegno dell’unificazione politica dell’Europa&quot;.
La crisi odierna ha nuovamente dato spazio a chi ha convenienza nel distruggere la speranza nell&#039;Europa, e auspica il ritorno a quei nazionalismi che dopo l&#039;esperienza di due Guerre Mondiali, si sperava di aver definitivamente ripudiato.
Gli anti-europeisti da sempre cercano di far leva sulle debolezze interne degli Stati membri; così facendo, apportano un danno ancor più grave al loro stesso Paese.
Angela Merkel, dopo il fallimento dei suoi due candidati eletti alla Presidenza della Repubblica, è in difficoltà, e dovrebbe essere più malleabile, tanto che è stato subito eletto, con voto bipartisan, il candidato dei socialdemocratici e dei liberali: il Pastore Protestante Joackim Gauck, ritenuto da molti il “Nelson Mandela” tedesco, per la sua incessante opera di attivista a favore della pace e dei diritti umani.
La vicenda personale del neo-eletto Presidente è emblematica. Quando aveva 11 anni il padre venne prelevato dalle forze di occupazione sovietica e deportato in un gulag in Siberia. La famiglia non ebbe sue notizie per quattro anni. Questo episodio, come lo stesso Gauck ricorda, è stato determinante per accendere in lui la passione politica e per la lotta a favore dei diritti umani. Ancora ragazzo, si era rifiutato di aderire alla Gioventù Libera Tedesca, il partito dei giovani socialisti della Germania-Est, e per questo gli fu impedito di continuare gli studi in giornalismo, in quanto etichettato come “incorreggibile anti-comunista”. Da Pastore della Chiesa Protestante di Mecklenburg, proseguì la sua attività di oppositore al regime e per questo non cessò mai di essere sorvegliato speciale, e perseguitato, dalla polizia segreta Stasi. Come conseguenza del suo attivismo, ai suoi figli venne negato il diritto all’educazione.
Ho conosciuto Gauck nella prima metà del gennaio 1990 quando avevo fatto parte di una delegazione dell’Internazionale Liberale, guidata dal Ministro Genscher. Avevamo il compito di prendere contatto con quanti in Germania-Est avrebbero potuto diventare interlocutori dei partiti liberali dell’Occidente. La missione era difficile poiché nella Repubblica Democratica non esisteva una opposizione attiva, anche se clandestina, come in Polonia con Solidarność, in Russia stessa e in altri Paesi del Patto di Varsavia. Infatti chi voleva fuggire nella Germania-Ovest rischiava la vita e solo le persone anziane o malate erano autorizzate ad andarsene; l’unica opposizione degna di questo nome era quella organizzata nell’ambito della Chiesa Evangelica-Luterana.
La nostra delegazione prese contatto con loro la sera tardi, nella sagrestia di una Chiesa di Berlino Est; siamo rimasti impressionati dalla personalità e dalla cultura delle straordinarie persone incontrate. Ci fu presentato un docente di fisica teorica con il commento: “se avesse potuto insegnare in Occidente, sarebbe stato un secondo Einstein”.
La Cancelliera tedesca ha un concetto etico del denaro. È opportuno ricordare che la parola schuld significa sia “debito” che “colpa”.
La Germania, e certamente l’Italia, vivono oggi una difficile e complessa situazione interna, ma possono al tempo stesso contare sulla presenza al vertice istituzionale di personalità di alto profilo, che possono ridare slancio all’integrazione europea, anche attraverso un deciso atto politico.
Ricordando gli esempi del passato, il Presidente Monti e la Cancelliera Merkel hanno oggi l’opportunità di guidare, sorretti dalla forza morale ed etica, ancor prima che politica, delle Presidenze della Repubblica italiana e tedesca, il prossimo passo nel cammino verso l’integrazione economica e sociale dell’Unione.
[PER LEGGERE LE PRECEDENTI NOTE DI &quot;PASSATO &amp; PRESENTE&quot; DI BEATRICE RANGONI MACHIAVELLI CLICCARE NELLA COLONNA DI SINISTRA SUL VOLUME &quot;PASSATO &amp; PRESENTE&quot;]
[PER LEGGERE LE PRECEDENTI CRONACHE E ANALISI DE &quot;GLI STATI UNITI D&#039;EUROPA&quot; CLICCARE NEL RIQUADRO BIANCO DELLA COLONNA DI DESTRA SULLA TESTATA &quot;GLI STATI UNITI D&#039;EUROPA&quot; ]
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<title>questione di barba (news n. 271)</title>
<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 00:00:00 +0000</pubDate>
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Contrariamente a quanto inizialmente annunciato, i Fratelli Musulmani hanno per ora rinunciato ad indicare un proprio candidato alla Presidenza. Prima di farlo, attenderanno la chiusura della registrazione delle candidature ad aprile. Probabilmente, dicono i commentatori, non sono riusciti ad accordarsi al proprio interno su un nome plausibile. La Fratellanza, tuttavia, insiste sulla necessità di un candidato che riscuota un vasto consenso, perché un Presidente troppo sbilanciato politicamente rischierebbe di acuire il conflitto nel paese, che invece avrebbe un gran bisogno di unità. Dunque, la Fratellanza non vuole un Presidente islamista, pur mantenendo ferma la richiesta di un Presidente che si ispiri ai principi islamici (un po&#039; la stessa cosa che chiedono per la Costituzione, insomma). E mentre c&#039;è chi si chiede quale sia, in fin dei conti, la differenza tra i due tipi di Presidente, altri esponenti della Fratellanza si lamentano vivacemente, non vedendo il motivo di rinunciare a un Presidente islamista, dato che la maggioranza del paese ha votato per loro. Ma forse la Fratellanza teme anche che un Presidente islamista potrebbe spaventare l&#039;Occidente e i suoi investitori. Pazienza per il Parlamento - che all&#039;attuale stato delle cose non ha reali poteri - ma un Presidente islamista no, è ancora presto.
E parlando di Parlamento, c&#039;è burrasca tra i deputati. Il socialdemocratico Ziad el-Eleymi, uno dei parlamentari che ha partecipato alla carovana in soccorso di Port Said, nel discorso da lui pronunciato in tale occasione, ha indirettamente dato del somaro al feldmaresciallo Tantawi. Nello stesso discorso ha punto sul vivo anche Mohammed Hassan, lo sheykh salafita che ha proposto la campagna di donazioni per poter fare a meno degli aiuti americani. A lui el-Eleymi ha dato dell&#039;ortolano, aggiungendo che &quot;non basta avere la barba per essere uno sheykh&quot;. Le parole di el-Eleymi hanno scatenato un putiferio. Il Parlamento ha preteso che il deputato porgesse scuse ufficiali a Tantawi. Dopo un tira e molla tra chi lo invitava a resistere, senza scusarsi, e chi lo spingeva a cedere per chiudere la questione, el-Eleymi ha deciso per questa seconda opzione. Il deputato si è scusato sia con lo sheykh Hassan, sia con Tantawi (davanti al Parlamento). Soltanto che il salafita ha accettato benevolmente le sue scuse, mentre il Parlamento ha votato a maggioranza per respingerle. El-Eleymi sarà pertanto sottoposto a un&#039;indagine da parte della Commissione Valori del Parlamento (ecco a che cosa serve!) e oggi si è parlato anche di un suo possibile deferimento alla Procura Militare, finché il Consiglio Militare non ha dichiarato che non l&#039;avrebbe denunciato.
Ma la burrasca, in Parlamento, potrebbe aumentare di intensità, perché stanno crescendo i timori che molti dei deputati siano stati eletti incostituzionalmente, cosa che la vice presidente della Corte Costituzionale, Tahani al-Jibaly, aveva in effetti anticipato poco tempo fa. La Suprema Corte Amministrativa sta infatti studiando la legge sulle elezioni parlamentari, quella con la quale è stato appunto eletto il nuovo Parlamento. Il problema riguarda quei candidati dei partiti che sono stati eletti nella quota a candidatura individuale (un terzo dei seggi): questo punto, che era già stato dibattutto al momento dell&#039;approvazione della legge, sarebbe incostituzionale e dunque l&#039;elezione di molti deputati potrebbe essere dichiarata illegale. E la maggioranza di questi deputati sarebbero proprio Fratelli Musulmani e salafiti, quindi vi lascio immaginare che cosa succederebbe se la Corte Amministrativa annullasse la loro elezione.
Il Ministero degli Interni, intanto, è sempre alle prese con il movimento dei &quot;poliziotti barbuti&quot;. Ne ha sospesi sette, insistendo che la barba è contro il regolamento. La cosa interessante è che i poliziotti barbuti, oggi, hanno contro anche alcuni esponenti degli islamisti più intransigenti, come i salafiti e la Gamaa Islamiya. Costoro, infatti, non appoggiano questo movimento, non perché siano contro il portare la barba (anzi!), ma piuttosto perché ritengono che il Ministero degli Interni abbia già sufficienti problemi con la popolazione e dunque non sia il caso di inimicarsela ulteriormente. La questione più urgente, infatti, è ripulire il Ministero dai corrotti e dai torturatori, non lottare per il diritto di portare la barba lunga. E a tal proposito, il blogger Moftasa non ha potuto fare a meno di notare, amaramente, quanto efficiente sia stato il Ministero nel punire i sette poliziotti con la barba e quanto lento si dimostri invece nel punire i torturatori e gli assassini all&#039;interno della polizia.
In effetti è questa la cosa più triste: la vittoria islamista sembra aver nuovamente spostato il dibattito politico sulla questione dell&#039;identità religiosa, mentre i gravi problemi del paese restano ai margini, e si aggravano. Se il Consiglio Militare, come sostengono in molti, voleva polarizzare il paese in laici e islamisti, per meglio governare con piglio autoritario, finora ci è riuscito benissimo. Ma nel frattempo gli studenti hanno ripreso a manifestare e non si arrendono...
p.s: Nella vignetta è ritratto il &quot;Presidente del consenso&quot;. Come potete vedere è un mosaico di un po&#039; di tutto: mezza barba per i salafiti, una croce per i copti, una zappa per i contadini, una chiave inglese per gli operai, una cravatta per impiegati e professori, una maglietta sportiva (metà Ahlawi e metà Zamalkawi?) per i tifosi di calcio, una gamba militare...
[PER LEGGERE LE PRECEDENTI CRONACHE DI ELISA FERRERO CLICCARE NELLA COLONNA DI SINISTRA SUL VOLUME &quot;CONTENUTI CRITICI&quot;]
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<title>musica, maestro</title>
<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 00:00:00 +0000</pubDate>
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Il nuovo inno del PDL ci stupisce e ci rende orgogliosi: finalmente qualcosa si muove!
Una volta, infatti, si diceva con rassegnazione: “Cambiano i suonatori, ma la musica resta sempre la stessa”.
Oggi possiamo finalmente dire: “Cambia la musica, ma i suonatori restano sempre gli stessi”.
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<title>una grave disgrazia colpisce critica liberale</title>
<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 00:00:00 +0000</pubDate>
<description>Cari lettori, vi informiamo che per alcuni giorni la Lepre marzolina non potrà scrivere qui le sue moralità, perché è stata colpita da un grave malore. E&#039; stata trovata accasciata sulla sua poltrona. Condotta immediatamente all&#039;ospedale, ancora non ha ripreso completamente i sensi. Ogni tanto delira. Ora è in prognosi riservata. Non si conosce la causa di un così grave attacco. I medici brancolano nel buio. Si sa soltanto che tra le sue mani è stato trovato un quotidiano che riportava la notizia che Alfano, Bersani, e Casini hanno affidato la riforma istituzionale del nostro paese a Violante, Adornato, Quagliariello e Bocchino.
[PER LEGGERE LE PRECEDENTI NOTE DE &quot;NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE&quot; DELLA LEPRE MARZOLINA CLICCARE NELLA COLONNA DI SINISTRA SUL VOLUME &quot;NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE&quot;]
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<title>primo bollettino medico dopo il ricovero della lepre marzolina</title>
<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 00:00:00 +0000</pubDate>
<description>La Lepre marzolina non sta meglio. Durante la notte ha delirato lungamente. I malati attorno hanno sentito chiaramente che dalla sua bocca usciva ogni tanto la frase senza senso: &quot;rivoglio Calderoli&quot;. A questo punto i medici, preoccupati, hanno deciso di sottoporre la Lepre marzolina a una cura intensiva di lettura di Calamandrei.</description>
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<title>secondo bollettino medico: la guarigione</title>
<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 00:00:00 +0000</pubDate>
<description>La situazione era fuori controllo. I medici avevano tentato di convincere la Lepre marzolina che la notizia del quadriunvirato Violante-Adornato-Quagliariello-Bocchino fosse sì vera ma non verosimile,  ma non c&#039;era stato nulla da fare. Nè era valso ricordarle che siamo in carnevale, perché con un filo di voce la Lepre marzolina aveva risposto che per i tre partiti è carnevale tutto l&#039;anno. A peggiorare le cose ci si era messo anche un maldestro infermiere che aveva ragguagliato la malata sulle prime discussioni tra i quattro. Infatti si sussurra di gravi scontri, perché Violante insiste su una nuova formulazione dell&#039;art.1 della Costituzione: &quot;L&#039;Italia è una Repubblica fondata sull&#039;inciucio&quot;. Quagliariello ha assentito, ma poi a maggioranza (determinante l&#039;apporto di Adornato) si è deciso per  &quot;L&#039;Italia è una Repubblica fondata sul trasformismo&quot;. Ancora, dissensi sul presidenzialismo. Per il nuovo cesarismo Violante ha proposto la struttura stalinista, Adornato quella vaticana, Quagliariello quella pannelliana, e Bocchino ha ricordato che in Italia ha già dato buona prova il mussolinismo. Troveranno un accordo di sintesi? Intanto in ospedale il malessere aveva cominciato a dilagare. In corsia un berlusconiano ricoverato da novembre scorso per un attacco di bile, appresa la notizia della cooptazione di Violante, è andato in escandescenze, gridando: &quot;Se ora è occupato in altre faccende, chi difenderà Mediaset?&quot;. Infine la svolta positiva. Il primario ha portato la notizia di oggi che il Pdl, accantonando i piccoli problemi del paese, si sta accapigliando per il nuovo inno del partito. Per la Lepre marzolina è stata una boccata d&#039;ossigeno, e perfettamente risanata è saltellata fuori dall&#039;ospedale urlando il suo suggerimento: &quot;il requiem, il requiem&quot;.
[PER LEGGERE LE PRECEDENTI NOTE DE &quot;NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE&quot; DELLA LEPRE MARZOLINA CLICCARE NELLA COLONNA DI SINISTRA SUL VOLUME &quot;NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE&quot;]
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<title>“Per un&#039;Europa federale”</title>
<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 00:00:00 +0000</pubDate>
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Il 7 febbraio, i tre presidenti, on. Jo Leinen, del Movimento europeo internazionale (EMI), on. Andrew Duff, dell’Unione europea dei Federalisti (UEF) e Pauline Gessant dei Giovani federalisti europei (JEF), hanno pubblicamente indirizzato una petizione al Parlamento europeo, intitolata “Per un&#039;Europa federale”.
“Riconosciamo, che il nuovo Trattato intergovernativo potrebbe concorrere al rafforzamento della disciplina finanziaria e fiscale, ma che non intacca la radice del problema legato ai debiti sovrani.
Ci appelliamo, quindi, al Parlamento europeo, affinché utilizzi le sue competenze riconosciute dall’articolo 48 (comma 2) del Trattato dell’Unione europea, per avviare la formazione di una unione fiscale nella quale i debiti dei singoli Stati membri siano emessi sotto forma di Euro-obbligazioni, poggianti su garanzie reciproche di tutti i Paesi facenti parte dell’&quot;area Euro&quot;.
Insistiamo, inoltre, sul fatto che una tale solidarietà fiscale debba essere accompagnata da una politica di bilancio comune guidata da un governo economico federale, responsabile politicamente davanti al Parlamento europeo e sottomesso alla giurisdizione della Corte di Giustizia dell’Unione.
Noi supportiamo con forza anche il ricorso alle cooperazioni rafforzate al fine del completamento del mercato unico, così come la realizzazione di riforme strutturali in grado di aumentare la competitività e l’occupazione.
Sollecitiamo quindi il Parlamento europeo, a predisporre un’ampia agenda nell’ottica della convocazione di una nuova Convenzione costituente incaricata di decidere tutte le misure necessarie alla creazione dell’unione fiscale, alla riforma del sistema finanziario ed economico dell’UE, nonché al ristabilire la fiducia dei mercati e dei cittadini verso il futuro dell’Unione europea&quot;.
[PER LEGGERE LE PRECEDENTI CRONACHE E ANALISI DE &quot;GLI STATI UNITI D&#039;EUROPA&quot; CLICCARE NEL RIQUADRO BIANCO DELLA COLONNA DI DESTRA SULLA TESTATA &quot;GLI STATI UNITI D&#039;EUROPA&quot; ]
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<title>cercasi Presidente (news n. 270)</title>
<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 00:00:00 +0000</pubDate>
<description> Mentre la piazza egiziana - per una volta - è tranquilla, la scena politica è piuttosto movimentata in questi giorni. La ricerca di un candidato alla Presidenza che sia  sostenuto da tutte le forze politiche avanza tra mille polemiche. Innanzitutto, è l&#039;idea stessa che non piace. Infatti si sono ribellati con ugual forza esponenti islamisti e liberali, da Abdel Moneim Abul Futuh a Mohammed el-Baradei. Inoltre, il presunto &quot;prescelto&quot; dai militari e dai Fratelli Musulmani, ovverosia Nabil al-Araby, ha negato ufficialmente di volersi candidare, dunque il dibattito sul suo nome sta volgendo al termine. Tuttavia, ora pare che anche Omar Suleyman, l&#039;ex capo dell&#039;intelligence militare, potrebbe candidarsi alla Presidenza, una voce questa che si ripresenta periodicamente, ma sulla quale le varie fonti sono per ora discordanti. I Fratelli Musulmani, invece, sfumata l&#039;ipotesi Nabil al-Araby, hanno fatto sapere ieri che entro quarantott&#039;ore sceglieranno un proprio candidato. Ma non avevano detto, tanto tempo fa, che non avrebbero mai presentato un proprio candidato alla Presidenza?
A proposito di elezioni presidenziali, la Commissione Elettorale ha confermato che la registrazione delle candidature partirà il 10 marzo e continuerà fino all&#039;8 aprile. Tuttavia, non c&#039;è stato l&#039;atteso annuncio della data delle elezioni. Sembra che sia stato il Ministero degli Esteri a chiedere un ritardo dell&#039;annuncio, perché bisogna verificare i tempi del voto all&#039;estero (e naturalmente non si poteva fare prima). Pertanto, per il momento si sa soltanto che le procedure elettorali cominceranno il 10 marzo e che le elezioni si terranno in data imprecisata tra aprile e giugno. Per luglio l&#039;Egitto dovrebbe avere un nuovo Presidente.
Oggi, primo giorno della settimana egiziana, sono anche riprese le attività del Parlamento, con un&#039;agenda fitta fitta di discussioni. La prima ha riguardato l&#039;esilio forzato di otto famiglie copte da Sharbat, un paese vicino ad Alessandria. La commissione parlamentare che ha studiato la questione e alcuni legali hanno ordinato il ritorno di cinque famiglie. Non si sa cosa ne sarà delle altre tre, per ora. Inoltre, il Parlamento si ripropone di rivedere, ed eventualmente anche di abolire, tutte le leggi e i decreti di Mubarak e del Consiglio Militare. Il punto dolente è se il Parlamento abbia effettivamente il potere di farlo, o se abbia soltanto quello di suggerire e obbligare moralmente il Consiglio Militare a seguire questi suggerimenti, facendo leva sulla propria legittimità popolare. Nel frattempo, un&#039;altra commissione parlamentare ha visitato l&#039;ospedale della prigione di Tora, in vista del trasferimento di Mubarak. Tuttavia, due dei deputati membri hanno denunciato di aver ricevuto minacce di morte se ciò accadrà davvero. Saranno stati i cosiddetti Figli di Mubarak? Del resto avevano promesso fuoco e fiamme se il loro idolo fosse stato trasferito in carcere.
Ma probabilmente la notizia più importante di oggi è stata il richiamo dell&#039;ambasciatore egiziano dalla Siria, in seguito alle nuove, forti proteste davanti all&#039;ambasciata siriana al Cairo, di egiziani e siriani insieme. al-Assad ha risposto subito ricambiando il favore e ora le relazioni diplomatiche tra i due paesi (ad eccezione dell&#039;opposizione siriana) sono interrotte.
La seconda notizia importante di oggi, colpevolmente passata in sordina, è stata l&#039;annuncio che il mese prossimo l&#039;Egitto firmerà il prestito del Fondo Monetario Internazionale. Non si sa a quali condizioni, tuttavia si sa che il prestito consisterà in 3,2 miliardi di dollari, dei quali un terzo sarà donato all&#039;Egitto al momento della firma e il resto in sei mesi. L&#039;interesse sarà dell&#039;1,2%. E si sa anche che questi soldi non basteranno a far ripartire l&#039;economia egiziana: ce ne vorranno almeno tre volte tanto secondo il governo. Il tasso di disoccupazione, intanto, è salito al 12,4% (senza tener conto del lavoro nero, però).
Il Ministero degli Interni, invece, sembra essere davvero in procinto di riformarsi, ma c&#039;è poco da stare allegri temo. Non si tratta di rieducazione ai diritti umani o di pulizia dagli elementi corrotti. Si dice che i Fratelli Musulmani stiano trattando affinché i propri uomini giungano a occupare il 10% della polizia. Sarà un caso, ma nella polizia sta nascendo un movimento di ufficiali che chiedono di potersi far crescere la barba, per ora vietata dal regolamento. La barba sta purtroppo tornando di moda in molti ambienti.
p.s: nella vignetta, il Presidente del consenso generale, sopra militare e sotto islamista.
[PER LEGGERE I PRECEDENTI CRONACHE DI ELISA FERRERO CLICCARE NELLA COLONNA DI SINISTRA SUL VOLUME &quot;CONTENUTI CRITICI&quot;]
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<title>che cosa farà monti e che cosa faranno loro</title>
<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 00:00:00 +0000</pubDate>
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I partiti si interrogano ansiosamente su che cosa farà Monti nel 2013. Ci litigano anche sopra; al loro interno si dividono in correnti che si scontrano duramente sull’uso che occorre fare di Monti, se tenerlo a palazzo Chigi o mandarlo al Quirinale, se prenderlo come leader della destra, del centro o della sinistra. Se lo contendono quasi fosse un talismano capace di risolvere tutti i problemi non solo del presente, ma anche del futuro. Quello che non ci dicono è quello che intendono fare loro, quale identità pensano di darsi, con quali programmi e con quali alleanze contano di tornare a governare. Non ce lo dicono per la semplice ragione che non lo sanno, tanto grande è il vuoto in cui sono precipitati, a cominciare da Pdl e Pd. Il primo non ha più un leader che sia elettoralmente spendibile né un gruppo dirigente che abbia una qualche idea su come gestire politicamente il dopo-Berlusconi; il secondo oscilla paurosamente fra ipotesi politiche non conciliabili, impossibilitato a scegliere con chiarezza per non rischiare una scissione sempre incombente. Così si aggrappano a Monti, come a una specie di deus ex-machina che venga a sciogliere tutti i nodi che essi non sanno sciogliere.
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