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<title>Fondazione Critica Liberale</title>
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<title>finanziare la comunicazione politica</title>
<pubDate>Thu, 17 May 2012 00:00:00 +0200</pubDate>
<description>Perché invece di finanziare i Partiti non si finanzia la Comunicazione Politica? Sono stato tra i promotori del referendum contro il finanziamento ai partiti, ma nessuno di noi ha mai pensato ad una partecipazione politica proporzionale alle disponibilità economiche e di comunicazione personali. Avere per tutti i partecipanti alle competizioni elettorali, cioè per chi ha raccolto regolarmente le firme dei cittadini a sostegno delle liste, pari opportunità di comunicazione è la questione dirimente. Spazi radiotelevisivi, fuori da quelli contingentati dalla lottizzazione delle redazioni e dei canali, spazi pubblici di incontro, quantità minima di materiale cartaceo per la distribuzione e per l&#039;affissione, ecc. Questo significherebbe il rispetto del dettato costituzionale nonché la chiara volontà espressa dai cittadini e aggirata semanticamente chiamando il finanziamento &quot;rimborso&quot;. Qui le uniche lobby in gioco sono gli apparati di funzionari, amministratori, nominati, che compongono i partiti odierni. Cordate di portatori di interessi particolari, fuori da ogni regola pubblica e da ogni trasparenza, che coprono le loro rendite di posizione chiamando &quot;antipolitica&quot; tutto ciò che le mette in discussione. Cordate di interessi particolari che si servono delle risorse normative, di indirizzo, finanziarie ed economiche, proprie delle istituzioni, invece di amministrarle per servire le istituzioni stesse. Una zavorra per la libera partecipazione informata dei cittadini alla vita pubblica maldestramente coperta dalle definizioni di Destra e di Sinistra. E&#039; chiaro che non si tratta solo della degenerazione carrieristica della partecipazione politica, occorrono regole democratiche e trasparenza, ma sopratutto occorrono la partecipazione informata dei cittadini, la democrazia continua, quindi la Cittadinanza Attiva e la Sussidiarietà nella gestione dei Beni Comuni. Parlo dell&#039;acqua, della produzione distribuita di energia da fonti rinnovabili, come il fotovoltaico, di Internet con piattaforme per la partecipazione informata ai processi deliberativi e alla gestione di quote di sovranità, che riguardino servizi e interventi locali. Questo insieme di garanzie minime e di condivisione di responsabilità può produrre un&#039;opinione pubblica avvertita, quindi migliori politici per una migliore politica. I finanziamenti privati interessati propri del sistema americano, dichiarati, trasparenti e con regole vere per il conflitto di interessi, come negli States, a queste condizioni non costituirebbero un problema per l&#039;intelligenza sociale diffusa.
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<title>appello a favore di orlando sindaco di palermo</title>
<pubDate>Thu, 17 May 2012 00:00:00 +0200</pubDate>
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Il 6 e 7 maggio scorso Leoluca Orlando ha superato al primo turno tutti i suoi concorrenti conseguendo un risultato tanto più lusinghiero, quanto più inaspettato. Dopo dieci anni di mal governo, di cui lo stato di decadenza di Palermo è prova evidentissima, una maggioranza di palermitani ha deciso di riporre in lui la sua fiducia. Leoluca Orlando ha molti meriti nei confronti della sua città. Il primo tra tutti è stato quello di rompere con una vergognosa tradizione di complicità tra politica e criminalità organizzata. Il suo secondo merito è stato quello di offrire a Palermo tra il 1992 e il 2001, dopo decenni di malgoverno, una conduzione della città finalmente attenta ai problemi dei suoi cittadini: ai trasporti, alla scuola, al verde pubblico, all’assistenza, al recupero del centro storico e delle periferie. Conclusa la sua esperienza di sindaco, i palermitani hanno deciso di rivolgersi ad altri. Con risultati invero non brillanti. Ma al primo turno elettorale hanno dimostrato di essere intenzionati a tornare sui loro passi e di voler premiare la sua candidatura.
Il consenso che Orlando ha conseguito costituisce la più palese sconfessione delle primarie del centrosinistra tenutesi il 4 marzo scorso. Con scelta assai criticata, Orlando decise allora di rifiutare un verdetto di assai dubbia affidabilità e di impegnarsi in prima persona. I tantissimi palermitani che hanno votato per lui hanno dimostrato di condividere il suo rifiuto e hanno chiesto a lui di rappresentare il loro desiderio di radicale rinnovamento. E’ venuto adesso il momento di prendere pienamente atto dell’orientamento di una parte così significativa degli elettori e di porre subito termine a una contesa fratricida nelle file del centrosinistra che mai avrebbe dovuto aprirsi. Palermo, come tutto il paese, si trova a fronteggiare una gravissima situazione di crisi. Da un decennio la città è priva di una adeguata azione di governo e dovrà affrontare anzitutto le enormi difficoltà finanziarie provocate dalle amministrazioni precedenti. Ciò che le serve è un sindaco autorevole, competente e capace. Leoluca Orlando corrisponde a tutti questi requisiti e per questo noi invitiamo a votarlo.
Gaetano Azzariti (Univ. di Roma, La Sapienza), Oliviero Beha (giornalista, scrittore, conduttore tv), Alberto Burgio (Univ. di Bologna), Luciana Castellina (giornalista, ex parlamentare italiana ed europea), Raimondo Catanzaro (Univ. di Bologna), Franco Cazzola (Univ. di Firenze), Maurizio Chierici (giornalista), Paolo Comanducci (Univ. di Genova), Nando Dalla Chiesa (Univ. di Milano), Maurizio De Luca (giornalista), Gianni Ferrara (costituzionalista ed ex parlamentare), Dario Fo, Guido Formigoni (Univ. Iulm di Milano), Carmine Fotia (giornalista), Tano Grasso, Leo Gullotta (attore), Maria Rosaria Marella (Univ. di Perugia),  Enzo Marzo (direttore di Critica Liberale), Alfio Mastropaolo (Univ. di Torino), Massimo Morisi (Univ. di Firenze), Moni Ovadia (attore e scrittore), Paolo Pietrangeli (cantautore e regista), Graziella Priulla (Univ. di Catania), Franca Rame, Pietro Rescigno (Univ. di Roma, La Sapienza), Antonio Roccuzzo (giornalista), Paolo Ruffini (giornalista).
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<title>Familismo amorale padano</title>
<pubDate>Thu, 17 May 2012 00:00:00 +0200</pubDate>
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Quanti libri, quanti articoli, quante ricerche sociologiche hanno visto la luce, nel corso di molti decenni, sul familismo amorale, questo vizio profondo della società italiana, attribuito soprattutto ai meridionali. Quante satire sulla mamma meridionale pronta a tutto, perfino a prostituirsi, per aiutare i suoi cuccioli, e quante sui padri meridionali, sempre alla ricerca di raccomandazioni, pronti a trescare con politici e amministratori vari per procurare ai figli l’agognato posto, il lavoro che non si riesce a trovare in altro modo. Adesso ci viene detto che Bossi passava ai suoi due ragazzi padani un modesto stipendio mensile di cinquemila euro prelevati dal cosiddetto rimborso elettorale spettante ai partiti. Dunque, non tutti gli organi del capo leghista erano poi così duri come egli voleva farci credere. Ce n’era anche uno tenero tenero, molliccio direi, poco in sintonia con la virile barbarie padana. Per carità, siamo pronti a capire l’affetto paterno, ma un affetto nutrito con i soldi dei contribuenti ci pare davvero poco in sintonia con l’etica lombarda del lavorare duro, con la retorica di Milano capitale morale costretta a mantenere quei parassiti dei meridionali, quel popolo di gente che vive di assistenzialismo. E, invece, si scopre che i fanaguttun, quelli che non hanno voglia di far niente e cercano di vivere col denaro pubblico, hanno un cuore padano. Fortuna che la Padania non esiste, altrimenti ci sarebbe da suicidarsi.
[PER LEGGERE LE PRECEDENTI NOTE DI PAOLO BONETTI CLICCARE NELLA COLONNA DI SINISTRA SUL VOLUME &quot;PASSO DOPO PASSO&quot;]
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<title>Appello ad Alemanno: preservativi contro gli aborti</title>
<pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 +0200</pubDate>
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Alla fine non si è limitato a dare il patrocinio, ma si è presentato personalmente, allegro e sorridente, alla testa del corteo, pardon della Marcia su Roma, promossa ieri da una cartello di associazioni che andavano da Milithia Christi a Forza nuova per “affermare che la vita è un dono, indisponibile, di Dio; chiedere il Suo aiuto, per una società smarrita; deplorare l’iniqua legge 194 che ha legalizzato l’uccisione, sino ad oggi, in Italia, di 5 milioni di innocenti; ribadire che esiste una distinzione tra Bene e male, tra Vero e falso, tra Giusto ed ingiusto; invitare alla mobilitazione i cattolici e gli uomini di buona volontà”. Testuali parole dell&#039;appello.
Fin qui niente di nuovo, né di strano. Il signor Gianni Alemanno, da postfascista e cattolico integralista quale è, doveva sentirsi molto a suo agio tra le croci (cristiane e celtiche).
Quel che lascia senza parole è che Alemanno si sia presentato alla Marcia per la Vita (le maiuscole non sono mie) non come un signor Rossi qualunque, pienamente libero di manifestare le proprie idee (per quanto deliranti), ma con tanto di fascia tricolore, simbolo del suo ruolo istituzionale in qualità di sindaco della capitale.
Un sindaco non è che va in giro ogni giorno con la fascia tricolore, la indossa solo in precise occasioni istituzionali oppure quando vuole dare un messaggio molto preciso: indossando la fascia egli in quel momento “incarna” l&#039;istituzione, che partecipa quindi in quanto tale a un evento. Ieri quindi il Comune di Roma, in quanto istituzione, ha sfilato per le vie della Capitale contro la legge dello Stato che ha consentito la drastica riduzione degli aborti clandestini nel nostro paese.
Vista la grande sensibilità dimostrata dal sindaco della Capitale nei confronti del tema, ci attendiamo adesso una grande campagna della sua Giunta per la promozione, soprattutto tra i più giovani, di tutte le forme di controllo del concepimento, visto che l&#039;uso degli anticoncezionali è l&#039;unico modo veramente efficace per prevenire gli aborti. O abbiamo capito male?
[dal blog animabella]</description>
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<title>attività internazionali di critica liberale</title>
<pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 +0200</pubDate>
<description> Si è svolta nei giorni scorsi a Bruxelles una delle due assemblee annuali (quella dedicata all’approvazione dei bilanci) dell’ELF, il Forum Liberale Europeo, l’organizzazione facente capo all’ELDR (il partito dei liberali europei), e che raggruppa i centri-studi e le fondazioni liberali. Per la maggior parte tali organizzazioni sono collegate ai partiti statali che aderiscono all’ELDR a livello europeo. I membri dell’ELF sono attualmente 35 in 21 paesi. La fondazione Critica liberale, che pure è del tutto indipendente da qualunque forza politica italiana, è stata fra i membri promotori dell’ELF, fin dalla sua costituzione avvenuta nel 2007, e ne è l’unico membro italiano. L’ELF è una delle organizzazioni istituite dopo che il Parlamento Europeo aveva deciso di promuovere la costituzione di organizzazioni che coordinassero e promuovessero l’attività di ricerca e di studio nell’ambito di ciascuna delle “famiglie” politiche europee.
Nel corso dell’ultimo anno,  Critica liberale, oltre ad aver partecipato a tutte le riunioni generali dell’ELF, ha concorso alla realizzazione di alcuni eventi e seminari e partecipato a numerose iniziative.
L’8 maggio dell’anno scorso Critica liberale ha partecipato a Klagenfurt al convegno “Liberal Answers to Xenophobia and Community Conflicts in Europe”, organizzato in occasione della Giornata dell’Europa, con il sostegno del Liberales Zukunftsforum austriaco, del Fores svedese e del Novum Institute sloveno. Nell’ambito di tale convegno, Giulio Ercolessi ha partecipato alla tavola rotonda “Populism and Xenophobia: Who is the Enemy?”, assieme a Friedhelm Frischenschlager, presidente del Movimento Federalista Europeo austriaco ed ex Ministro della Difesa, Melita Sunjic rappresentante UNHCR a Bruxelles e Petter Hojem del Fores, presentando anche il contributo scritto “Berlusconi’s Italy: a European Country ruled by a Populist Far Right”.
Dal 7 al 9 settembre abbiamo preso parte a Doorn (Utrecht) al seminario “Liberal Principles Compared”, organizzato con il sostegno di International Democratic Initiative e Hans van Mierlo foundation, organizzazioni facenti capo al partito olandese D66. L’intervento di Giulio Ercolessi è stato pubblicato nel volume, appena uscito, che raccoglie gli atti del seminario.
Critica liberale è stata promotrice, assieme all’ELDR, dell’edizione 2011 della “Liberal Academy”, tenutasi a Bruxelles, presso il Parlamento Europeo, dall’8 al 10 settembre, rivolta alla partecipazione dei giovani europei interessati alla cultura liberale. In particolare Marco D’Acri, assessore al Bilancio della Provincia di Torino (IdV) ha preso parte, in rappresentanza di Critica, al panel “Europe Bottom-up: Structural and Cohesion Funds, a View from the Regions”, assieme a Flo Clucas, capogruppo dell’ALDE (gruppo parlamentare liberale e democratico) nel Comitato delle Regioni dell’UE e consigliere comunale di Liverpool.
Il 25 ottobre, a Vienna, in occasione della festa nazionale austriaca, Critica liberale è stata fra le organizzazioni promotrici del dibattito “Liberal Answers to the Disenchantment with Politics: what is the Role of Public Participation, what the Role of Representative Democracy?”, assieme al Liberales Zukunftsforum e al Novum Institute sloveno.  Al dibattito ha preso parte Giulio Ercolessi, assieme a Ronald J. Pohoryles (Liberales Zukunftsforum), Felicita Medved (membro del board dell’Elf e del Novum Institute), Sebastian Springer (presidente Liberales Jugend Forum), Jeroem Diepemaat (Lymec, giovani liberali europei).
Il 17 novembre, a Lisbona,  Critica liberale è stata copromotrice del convegno ELF “Direitos Individuais na Europa”, organizzato assieme al Movimento Liberal Social portoghese, e alla Fundació Catalanista i Democrata catalana: Giulio Ercolessi vi ha introdotto il dibattito sul tema “Secularism and Separation of Church and State in Europe”, e ha preso parte il giorno successivo al seminario “Is Ideology still Relevant Today?”, organizzato con il sostegno del Movimento Liberal Social portoghese, del Centre Jean Gol belga e della Fundació Catalanista i Democrata catalana.
Critica liberale è stata infine presente al Congresso annuale ELDR di Palermo, prendendo parte attiva ai due convegni collaterali organizzativi dall’ELF il 23 e il 25 novembre: il primo dedicato a “Perspectives for Freedom and Democracy in North Africa. What Liberalism and Liberals can contribute to make Democracy a Reality”, il secondo costituito dal Ralf Dahrendorf roundtable “Resolving the Euro-zone Crisis. Liberal Responses for Stability and Prosperity”.
In questo inizio d’anno, Critica liberale è stata coinvolta, assieme a Liberales Zukunftsforum, Fores e Novum Institute, nella promozione il 30 aprile a Vienna del seminario &quot;Liberal answers to labour migration and integration&quot;, cui ha partecipato Lorenzo Simionato.
Tutte le iniziative dell’ELF sono finanziate dal Parlamento Europeo.
Oltre che dell’ELF, a livello internazionale Critica liberale è anche membro dell’ENoP, European Network of Political Foundations. Questa organizzazione, a differenza dell’ELF, che è circoscritta all’ambito liberale come lo sono le organizzazioni parallele delle altre “famiglie” politiche, comprende fondazioni e centri-studi facenti capo a tutte le “famiglie” politiche democratiche europee, ed ha come scopo soprattutto la diffusione della democrazia e dei diritti umani oltre i confini dell’UE. Conta 68 membri (e due nuove richieste di adesione) da 27 Paesi.
Claudia Lopedote si è assunta l’onere di rappresentare Critica liberale nell’ENoP con la continuità che finora era mancata. Il 24 e 25 ottobre 2011, Critica ha così partecipato, a Bruxelles, all’Orientation Seminar “EEAS and EC – EU concepts of External Action” e all’Annual Workshop, con la partecipazione dell’Executive Secretary General dell’European External Action Service, Pierre Vimont.
Critica liberale fa anche parte della rete informale dei think-tanks facenti capo all’Internazionale liberale.
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<title>la risposta del ministro della giustizia alla mia lettera del 18 aprile</title>
<pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 +0200</pubDate>
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Il 18 aprile scorso avevo inviato una lettera alla signora Ministro della Giustizia, nella quale sostenevo  che
&quot;La lotta alla corruzione è altrettanto  essenziale di quella all&#039;evasione fiscale, al fine di poter chiedere alle  famiglie italiane, che in numero crescente non arrivano a fine mese, i sacrifici  che la crisi impone e che sono spesso così insopportabili da motivare drammatici  suicidi. 
Mi auguro che la legge da lei presentata  abbia il giusto rigore. Molti cercheranno di svuotarla con emendamenti:  l&#039;importante è che se ne assumano chiaramente la responsabilità in  Parlamento.
La corruzione è il principale motivo che  impedisce gli investimenti esteri in Italia. Non sarebbe facile far accettare ai  nostri concittadini esasperati una legge che non combatta efficacemente la piaga  della corruzione&quot;.
 
Trovate di seguito  la  risposta che ho ricevuto dal Ministro Paola Severino.</description>
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<title>Per un Freedom of Information Act in Italia. Subito.</title>
<pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 +0200</pubDate>
<description>SOCIETA&#039; PANNUNZIO PER LA LIBERTA&#039; D&#039;INFORMAZIONE E CRITICA LIBERALE SONO TRA I PROTAGONISTI DI QUESTA INIZIATIVA. RACCOGLIAMO CONTRIBUTI, CRITICHE, ADESIONI. TUTTE LE INFORMAZIONI E I DOCUMENTI SU www.foia.it
Il nostro paese vive uno dei momenti più difficili della sua storia: la grave situazione economica nazionale ed europea e il rischio di un crollo dell&#039;euro, l&#039;aumento della disoccupazione, la grave crisi dei partiti, l&#039;inefficienza e la disorganizzazione della pubblica amministrazione, la difesa degli interessi corporativi, la crescita delle diseguaglianze sociali, la corruzione, il discredito delle istituzioni. In questa situazione tutti gli italiani possono contribuire ognuno per le loro competenze e nei loro settori ad affrontare i problemi che bloccano lo sviluppo della società civile e impediscono la ripresa economica.
Un gruppo di associazioni e di singoli cittadini, riunitisi presso la Federazione nazionale della stampa, ha deciso di aprire un dibattito pubblico sull&#039;esigenza di un maggiore riconoscimento del diritto all&#039;informazione, con l&#039;introduzione di una legge sul Freedom of Information simile a quella introdotta negli Stati Uniti nel 1966 (FOIA) e da tempo esistente nei paesi democratici.
Un confronto tra la nostra legge (241/1990) e quelle in vigore negli altri paesi europei e in USA, mostra il ritardo dell&#039;Italia dal punto di vista sia culturale sia legislativo, per quanto riguarda i diritti del cittadino. La nostra legge è infatti l&#039;unica in Europa a subordinare la richiesta della documentazione della pubblica amministrazione a un interesse diretto del singolo cittadino, e ad escludere esplicitamente la possibilità di un suo utilizzo come mezzo di controllo generalizzato sulla pubblica amministrazione.
Nonostante il principio della &quot;accessibilità totale&quot; sia stato introdotto nella normativa italiana vigente (Legge 15/2009; 150/2009; 183/2010), esso resta appunto soltanto una mera affermazione di principio, non in grado di vincolare la pubblica amministrazione attraverso, ad esempio, un sistema di obbligo-sanzione.
In Europa e negli USA, al contrario, il diritto all&#039;accesso è garantito a chiunque indipendentemente da ogni specifico interesse, e diventa quindi un vero e proprio strumento di controllo dell&#039;attività amministrativa (esplicitamente esclusa dalle modifiche approvate alla legge italiana sulla trasparenza nel 2005) e di partecipazione dei cittadini ai meccanismi decisionali. Il principio del Freedom of information obbliga la pubblica amministrazione a rendere pubblici i propri atti e rende possibile a tutti i cittadini di chiedere conto delle scelte e dei risultati del lavoro amministrativo.
Quello che è esplicitamente negato dalla legge italiana, in altre parole, costituisce la ragion d&#039;essere della disciplina in vigore in gran parte dei paesi occidentali.
L&#039;esperienza degli altri paesi, e in particolare quella della Gran Bretagna, ha mostrato tra le altre cose che una legge efficiente sul diritto di accesso ha effetti positivi anche sul funzionamento della pubblica amministrazione, non solo perché questa è costretta ad aumentare i propri comportamenti virtuosi, ma anche perché favorendo il tasso di fiducia dei cittadini permette all&#039;amministrazione di operare al meglio.
Una vera legge sulla trasparenza amministrativa avrebbe altre importanti conseguenze di cui il nostro paese ha urgente necessità. Ponendo rimedio alla opacità delle decisioni amministrative che ostacolano gli investimenti delle imprese, renderebbe chiari gli elementi che causano i ritardi negli iter dei procedimenti, chiarirebbe le responsabilità e di conseguenza favorirebbe la semplificazione. Lo snellimento e la maggiore chiarezza delle procedure contribuirebbe ad arginare anche il fenomeno della corruzione, sempre più esteso nel nostro paese.
Una modifica della legge attuale nel senso auspicato è l&#039;unico mezzo per ottenere la trasparenza e l&#039;efficienza tanto conclamate dai vari governi ma per il cui raggiungimento è sempre mancata una concreta volontà politica.
Tra aprile e maggio del 2012 esponenti di associazioni, giornalisti, politici e professori universitari che in questi ultimi anni si sono interessati al tema, si sono incontrati e confrontati, giungendo alla determinazione di mettere insieme le loro esperienze per costituire una lobby che informi i cittadini del loro diritto a conoscere (the right to know) e dei modi per esercitarlo.
Due gli obiettivi prioritari da conseguire:
sensibilizzare l&#039;opinione pubblica sull&#039;importanza di un rapporto paritario tra cittadino e pubblica amministrazione;
impegnarsi per far mettere in primo piano nella agenda parlamentare una revisione della legge del diritto di accesso.
I partecipanti a questa fase hanno dunque deciso di costituirsi in Comitato, di formare un gruppo di studio, di attivare un sito Web in cui i materiali relativi al tema siano raccolti e resi disponibili e di lanciare un appello per raccogliere eventuali adesioni.
L’urgenza dettata dall’attuale situazione del paese richiede alle Istituzioni un segnale tempestivo e un intervento inequivocabile, che palesi finalmente quella sana volontà politica di cui l’Italia ha bisogno.
Si sono recentemente tenuti i lavori internazionali della Open Government Partnership ed è stato presentato l’Action Plan italiano.
Sono attualmente in corso e si chiuderanno a giugno i lavori della Cabina di Regia governativa per l’Agenda Digitale Italiana – ADI, che prevede tra i suoi principali obiettivi la definizione di una normativa in materia di “e-government/open data”, cui è dedicato uno specifico gruppo di lavoro.
Nessuna strategia di open data è immaginabile se non inquadrata in una più ampia strategia di open government. E non vi è forma di governo aperto che possa prescindere da una legge sul diritto e sulla libertà di informazione che ristabilisca un corretto rapporto tra cittadinanza e Istituzioni, come sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
Ecco perché è necessario agire subito.
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<title>Una nuova stagione per la libertà religiosa</title>
<pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 +0200</pubDate>
<description>Fu un democristiano del calibro di Ciriaco De Mita a porre a tema, nel lontano 1990, l&#039;esigenza di una legge sulla libertà religiosa che superasse la normativa risalente al 1929 e al 1930. Lo fece sull&#039;onda lunga di una nuova stagione dei rapporti tra lo Stato e le confessione religiose che si era aperta nel 1984 con la revisione concordataria e, in una successione non casuale, con l&#039;approvazione delle prime &quot;Intese&quot; previste dall&#039;articolo 8 della Costituzione.
Il progetto De Mita non andò a buon fine e non ebbe migliore esito un analogo tentativo compiuto da Giulio Andreotti pochi anni dopo. Da allora, tra frenate (molte) e accelerazioni (poche) nessuna sostanziale novità, ed ancora oggi la delicatissima materia della libertà di culto si regge sulle leggi sui &quot;culti ammessi&quot; approvate durante il fascismo e variamente emendate dalla Corte costituzionale negli aspetti più illiberali.
L&#039;ultima accelerazione, alla quale è seguita una frenata brusca e permanente, è del 2007 quando un lungo lavoro avviato dall&#039;on. Domenico Maselli e poi ripreso dai parlamentari Valdo Spini, Marco Boato, Lucio Malan ed altri sembrava portare a una nuova legge. Ma le preoccupate critiche della CEI, l&#039;ostruzionismo della Lega Nord e la scarsa convinzione della maggioranza parlamentare concorsero nel portare quel provvedimento su un binario morto.
Negli stessi anni, il processo &quot;parallelo&quot; relativo all&#039;approvazione di un nuovo pacchetto di Intese - quelle con l&#039;Unione buddista italiana e la Congregazione dei Testimoni di Geova risalgono al 2000 - non ha avuto migliore fortuna, e a oggi ben sei confessioni religiose sono in attesa di un voto parlamentare che riconosca loro una piena tutela giuridica ai sensi dell&#039;articolo 8 della Costituzione.
È questo il quadro che ha fatto da sfondo al convegno promosso dalla Federazione delle chiese evangeliche insieme ad altri enti ampiamente rappresentativi dell&#039;articolata realtà dell&#039;evangelismo italiano. Ma erano presenti anche esponenti di prima linea delle comunità induiste, buddiste e islamiche, tessere sparse ma emblematiche di quel mosaico &quot;delle religioni&quot; che si va costruendo anche in Italia. Sono state quasi dieci ore di confronto intenso e rigoroso tra giuristi, rappresentanti delle varie confessioni religiose, politici: tutti a vario titolo protagonisti di un confronto pubblico su un tema che, unanimemente, è stato riconosciuto di grande rilevanza democratica e costituzionale. In pochi anni l&#039;Italia ha sensibilmente modificato il suo profilo confessionale, sia cedendo molti spazi alla secolarizzazione che assistendo a un&#039;inedita pluralizzazione delle scelte e dei comportamenti religiosi. Una moderna legge sulla materia delle libertà religiose, pertanto, non è e non deve apparire il tema di bandiera di &quot;minoranze&quot; impegnate a tutelare se stesse. Rimanda, invece, a una grande questione democratica connessa ai principi fondamentali di laicità e di libertà di coscienza.
Seconda conclusione, ampiamente condivisa tra gli intervenuti, è che se nella legislatura in corso non vi sono le condizioni per varare un testo di legge su questa materia, è però urgente che la classe politica risponda alle sollecitazioni che riceve dalla società civile, dalle comunità di fede e dalle sempre più evidenti dinamiche socioreligiose. In questa prospettiva, un segnale importante sarebbe l&#039;approvazione di tutte e sei le Intese all&#039;esame del Parlamento. Presto e insieme, applicando l&#039;articolo 8 della Costituzione senza distinguere tra culti &quot;facili&quot; e &quot;problematici&quot;, giudeocrsitiani e orientali, ma dimostrando che per il legislatore italiano tutte le confessioni religiose sono davvero &quot;ugualmente libere di fronte alla legge&quot;, come recita lo stesso articolo della Carta fondamentale.
Ed è significativo che su questa prospettiva si siano ritrovati autorevoli esponenti del PdL e di FLI, del PD e di SEL, insomma delle principali forze politiche che sostengono il governo Monti e di uno dei partiti all&#039;opposizione. Un segnale culturalmente e giuridicamente incoraggiante: la libertà religiosa non dovrebbe mai essere tema di parte perché è al centro dei valori e delle istituzioni democratiche. Vedremo se la politica italiana di questi anni sarà all&#039;altezza di una sfida così alta.
Terza e ultima considerazione, anche questa ampiamente condivisa: per raccogliere in estate bisogna seminare in autunno. Occorre insomma che le forze politiche, le comunità di fede, gli opinion maker che hanno a cuore questi temi trovino la forza di porli al centro del dibattito pubblico sin da oggi, superando i tatticismi e le prudenze di chi non si espone perché teme di identificarsi con una causa che suppone controversa, minoritaria e sostanzialmente sgradita alla confessione di maggioranza. Il tema va posto oggi, in questa legislatura, perché entri nelle piattaforme elettorali dei partiti che si accingono al confronto pubblico in vista del voto. Perché il Parlamento della prossima legislatura possa votare una buona legge sulla libertà religiosa, il tema deve crescere tanto all&#039;interno dei partiti che della società civile. Neanche la politica può vivere di solo spread.
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<title>Beppe Grillo è il nuovo San Giorgio? (eroi &amp; mostri)</title>
<pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 +0200</pubDate>
<description>Quanto aveva ragione Bertolt Brecht scrivendo la celebre frase “beato quel popolo che non ha bisogno di eroi”. Già per una immediata e incontrovertibile considerazione sulla natura stessa del personaggio eroico: per esistere ha bisogno di un mostro. Magari dandogli vita artificialmente, visto che non ci sarebbe nessun San Giorgio senza il canonico drago.
Sicché i due antagonisti, i “nemici mortali”, vivono e crescono in simbiosi, alimentandosi reciprocamente, tanto da creare sinergicamente un habitat a misura propria e del loro conflitto ritualizzato. Come si è visto benissimo emergere nel dibattito politico italiano di Seconda Repubblica; assolutamente teatrale, dunque fittizio: Silvio Berlusconi contro il Comunismo, i Moderati/Riformisti contro il Radicalismo, la corporazione dei politici contro l’Antipolitica… Oggi Mario Monti e i suoi paladini professorali contro lo spread.
Ma in questa relazione simbiotica c’è anche un secondo effetto di cui tener conto: se uno dei due contendenti scompare, l’altro inizia immediatamente ad avvizzire per svuotamento del campo di battaglia; quindi, per carenza di ruolo.
Da qui la necessità di tenere in vita il rivale, seppure artificialmente.
Lo schema conflittuale eroe-mostro va benissimo e non procura guai in ambito narrativo, dall’epica al fantasy. Risulta devastante quando lo si applica alla discussione pubblica, proprio perché determina automaticamente scenari surreali, a scapito di analisi rigorose per scelte meditate e consapevoli.
Ancora una volta ne abbiamo riprova ragionando sulle vicende degli ultimi anni fuori dagli schemi mistificatori, che producono schieramenti fanatizzati di ultras da stadio: Berlusconi San Giorgio è semplicemente un ometto posseduto da spiriti animali parossistici, che trasforma ogni proprio capriccio in diktat e asseconda con qualsivoglia mezzo la propria avidità bulimica (di conseguenza, spiegare perché il Comunismo è un mostro immaginario sembrerebbe pleonastico); i sedicenti Moderati/Riformisti sono solo Conservatori titubanti che tirano a campare, anche perché i Radicali appaiono tali solo in quanto occupano un piccolo spazio di sopravvivenza nel mercato politico, visto che non hanno dato dimostrazione alcuna della propria volontà di cambiare effettivamente/radicalmente le cose; il “salvatore della Patria” Mario Monti, analizzandone con distacco comportamenti e pronunciamenti, si rivela qualcosa come un Curatore fallimentare controllato dal Giudice Delegato Giorgio Napolitano e che risponde esclusivamente al Comitato Creditori (un po’ di banche e gli ambienti coperti della finanza internazionale).
Eppure questa Italia “sfortunata” insiste nel coltivare il proprio “bisogno di eroi”, con un crescente sperpero di “facce”: Antonio Di Pietro, che ha usurato il tesoretto d’immagine cadutogli in grembo dal cielo di Tangentopoli imbarcando gli scarti della politica politicante (zavorrando anche il buono accorso sotto le bandiere IDV); Nichi Vendola perso nelle spire delle sue narrazioni che non trovano riscontri fattuali in terra di Puglia; Umberto Bossi inchiodato dallo smascheramento dell’aver tentato per trent’anni di gabellare le pratiche di un foro boario in “Questione Settentrionale”. Esiti scontati, visto che la politica non coincide con la iomania solipsistica.
Sempre orfani di un simbolo eroico in cui identificarsi, a cui abbandonarsi fideisticamente, una parte di nostri compatrioti elegge a proprio campione Beppe Grillo; perfetto nella tenuta trendy, a partire dal capello cotonato.
Sarà interessante verificare l’impatto delle nuove leve Cinquestelle, entrate a frotte nei consigli comunali emersi dalle recenti amministrative, cariche di entusiasmo e voglia di ben fare, con problemi concreti che non possono essere affrontati nei termini dell’eroismo messianico promosso dal loro Guru Maximo. Potrebbe essere il tanto atteso momento in cui riusciremo a uscire dall’infantilismo, perso tra l’epica e il fantasy, cominciando a liberarci dalla pericolosa dipendenza dall’eroe. Diventando adulti; dunque, criticamente disincantati.
[dal Fatto quotidiano]
[PER LEGGERE LE PRECEDENTI NOTE DI PIERFRANCO PELLIZZETTI CLICCARE NELLA COLONNA DI SINISTRA SUL VOLUME &quot;PENSIERI SPETTINATI&quot;]
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<title>Controlli severi !  &amp; altro</title>
<pubDate>Wed, 16 May 2012 00:00:00 +0200</pubDate>
<description>Controlli severi !
Ance: porteremo lo Stato in tribunale
per ritardati pagamenti, no bot ma soldi
(Il Messaggero del  15 maggio 2012)
Le aziende hanno perfettamente ragione: al lavoro eseguito dovrebbe corrispondere la mercede pattuita; su questo non ci piove.
Ma un severo esame di tali crediti andrebbe svolto, anche perchè si tratta di debiti dello Stato formalizzati con il governo Berlusconi, quando, in nome della libertà, dello Stato &quot;leggero&quot;, del falso in bilancio, dell&#039;evasione fiscale, tutto era permesso, consentito, spesso anche sollecitato per trarne profitto sia le aziende fornitrici che i dirigenti delle istituzioni che accettavano quel debito.
Sono convinto che solo la minaccia di un tale controllo, promettendo una sanatoria a  quanti dovessero ravvedersi e modificassero le fatture a credito e minacciando severe punizioni a quanti non l&#039;accettassero e venissero scoperti nel falso, i debiti dello Stato si dimezzerebbero.
Qual è il gioco di Grillo ? 

Avevo manifestato la mia preoccupazione prima delle votazioni amministrative; temevo che Grillo acquisisse voti in maniera tale da penalizzare le sinistre e permettere al PdL di mimetizzare la sconfitta  o, quanto meno non mostrarne la dimensione catastrofica.
I risultati sono andati oltre l’aspetto punitivo e di protesta, è stato un risultato di disobbedienza politica di un elettorato che ha dimostrato tutta la sua delusione, la sua preoccupazione per il futuro, identificando nel partito che ha gestito il governo negli ultimi 18 anni, il responsabile della catastrofe dove ha condotto il paese.  Ma i miei timori su grillo non sono finiti; la riprova alla correttezza dei miei timori è a Parma, dove il ballottaggio è tra il candidato del PD e il candidato di Grillo. Accade il paradosso che UDC e PdL dichiarino di appoggiare il candidato di Grillo, manifestando la loro vocazione del “panto peggio…tanto meglio”.
Gli interessi dei cittadini devono essere sacrificati alle strategie del potere che vuole rinascere come l’Araba Fenice. Questo apparentamento, messo accanto al rifiuto della Lega a ricomporre la triplice alleanza al servizio del cavaliere, ci dice con chiarezza che i voti perduti con la Lega, Berlusconi intende recuperarli con Grillo, avendo già in tasca l’adesione di Casini. Nasce una alleanza con pretese di governo con Berlusconi (nascosto per non intimorire l’elettorato) Casini che dal preteso collocamento al Centro finisce con il ritrovarsi alleato e socio de La Destra di Storace e, per finire in bellezza, Grillo che oggi accetta i voti a Parma, ma dovrà restituire la cortesia, secondo le regole mafiose del PdL.
Si associano per entrare nella “stanza dei bottoni” e servire il paese o, per entrare nella “stanza dei bottini” e servire se stessi ?
Alla ricerca di chiarezza. 
Nel bel mezzo dell’attuale confusione, è difficile orientarsi e trovare una via d’uscita, anche perché non si allontanano le ombre degli interessi privati che impongono a taluni l’obbligo di riacciuffare il potere per tentare di salvare la capra delle proprie aziende in stato pre-fallimentare e i cavoli dei sostenitori che attendono fiduciosi provvedimenti legislativi che possano sottrarli dal fastidioso onere di pagare le tasse.
In questa confusione troviamo una equilibrata impostazione nell’intervista che l’on. Bruno Tabacci ha rilasciato, proprio oggi 14 maggio, a l’Unità.
L’intervista è reperibile al seguente link.
http://www.brunotabacci.it/articololoadpdf2.php?pdfload=10708
Leggendo e rileggendo questa intervista mi sono chiesto cosa ci sta a fare l’on. Tabacci in una aggregazione politica  di secondo o terzo piano, dentro la quale non è possibile intervenire per rilanciare la politica estranea ai tatticismi che stanno tornando ad avere il dominio dell’opinione pubblica ?
Tornerebbero le scelte suggerite dai sondaggi, tornerebbero i privilegi riservati a pochi, i condoni, le sanatorie e gli scudi fiscali, i falsi in bilancio, le turbative d’asta e gli appalti pilotati.
C’è di positivo la scelta del quotidiano operata dall’on. Tabacci; ha rilasciato l’intervista a L’Unità, forse per lanciare un messaggio ?
Nel corpo dell’intervista comunica che si recherà a Parma per sostenere il candidato del PD, auspicando di trovare un progetto politico sul quale dibattere.
Poiché sono lontanissimo dai tatticismi, preferisco parlare apertamente,.
Mi sembra di capire che in atto c’è un avvicinamento al PD da parte di Tabacci, peraltro unica alternativa che si presenterebbe coerente con la sua storia politica.
All’interno del PD, già solo con la sua presenza, assumerebbe un ruolo mediano, di ammortizzatore culturale, politico, sociale ed etico, smussando gli angoli vivi che tardano a rendersi conto che le conquiste sociali vanno avanti a piccoli passi, per diventare irrevocabili. L’imposizione “vogliamo tutto e subito”  ha rallentato la storia sociale fin dalla fine della seconda guerra mondiale, penalizzando proprio le classi che si volevano difendere.
Non si abbatte il capitalismo liberista stravolgendo i canoni economici e politici che hanno dominato la scena occidentale, lo si può modificare e ristrutturare, ma utilizzando gli stetti strumenti, con un “capitalismo sociale”, in grado di coniugare gli interessi del capitale-denaro con i diritti del capitale-lavoro, mettendo in movimento quella reciprocità nella solidarietà che è rimasta per troppo tempo nelle cantine della società.
Con ciò invito i miei amici virtuali a prendere visione dell’intervista su citata, anche per riappropriarsi di un modo, diventato diverso, di fare politica.
Casini passa il testimone.   A chi tocca recitare la parte
dell’asino di Buridano ?)

Mi riferisco al ruolo dell’asino di Buridano recitato con maestria da Casini, autocollocatosi  in un Centro che non  è mai esistito, in attesa degli eventi, per decidere se  andare  a destra oppure a sinistra.
Gli ultimi accadimenti hanno dato un’accelerata alle decisioni, facendo ruotare gli interessi personale per quella destra che di interessi personali se ne intende. Ma così facendo Casini si è liberato di quel “testimone” che lo indicava come l’asino di Buridano, restituendo a Berlusconi un ruolo che gli è congeniale. Ora è Berlusconi che si ritrova in un bivio senza ulteriori alternative; un bivio dove le strade portano a Casini oppure alla Lega. Qui nascono i problemi che affannano il cavaliere, perché dovrebbe conciliare l’appoggio a Monti preteso da Casini con l’invito perentorio a staccare la spina voluto dalla Lega.
Il sogno di riunire insieme Casini e Lega  agli ordini del Pdl è di difficile realizzazione.
Ed è solo il primo ostacolo.
Il cavaliere muove le sue pedine, ma si sta accorgendo che muove un pezzo e disorienta l’altro.
La sola arma magica che gli rimane è la composizione del governo, promettendo incarichi ministeriali  a personaggi dai quali si aspetta un recupero della sua immagine, ormai inchiodata al bunga-bunga e ampiamente squalificata sia a livello comunale, provinciale, regionale e nazionale che estera con quella risatina ironica della Merkel e Sarkozy non cancellata neanche dalle sconfitte elettorali dei due.
Quello che è certo che non saranno reiterate le promozioni ministeriali dell’ultimo governo, che ha fatto sbellicare di risa il mondo intero, con ballerine, showgirls, esibizioniste in autoreggenti, parolaie con il chiodo fisso “gliela do… non gliela do…!”, e poi nani, prestigiatori, fantasisti dell’economia, poetastri improvvisatori, illusionisti, ventriloqui; tutto sarà rinnovato, almeno come immagine, perché il ruolo di manovratore occulto dei fili, il cavaliere, se lo riserva per sé.
Casini ha vinto un primo scontro, ottenendo il ripensamento di Bossi a candidarsi alla segreteria della Lega, ma rimane Maroni che non ha molta simpatia per il cavaliere; simpatia che potrebbe venire rinverdita con la nomina a ministro degli interni, ma quel posto Berlusconi vuole riservarlo al  procuratore antimafia Grasso, che ha avuto parole lusinghiere nei confronti del cavaliere, con la consegna “morale” di una medaglia d’oro per la lotta alla mafia  ; d’altra parte Berlusconi si è meritato le lodi di Grasso, in quanto, a suo tempo, inventò una leggina ad personam per escludere Caselli dalla corsa alla procura generale antimafia, lasciando in corsa il solo Grasso, ottenendone (per fortuna solo moralmente) la nomination alla medaglia d’oro per la lotta alla mafia (Vittorio Mangano si rivolta nelle tomba !), che già il popolo italiano chiama “coppola d’oro”.
Restano in ballo i ministeri: più “pesanti” sono maggiore è l’attesa di gratitudine e di fedeltà richiesta.
Il ministero degli esteri creerà problemi, in quanto grava su tale incarico l’opzione di Nicole Minetti, che non può essere disattesa senza rischiare di sollecitare la voglia di “cantare” a squarciagola.
C’è da discutere su ogni ministero, ma l’incarico istituzionale più importante rimane la presidenza del consiglio. Berlusconi sa bene di non poterci aspirare direttamente; se si presentasse riceverebbe una salva di fischi al posto di voti, per cui gioca il ruolo di chi si sacrifica, tanto gli accordi con i singoli prevedono per il cavaliere una poderosa spinta per scalare l’agognato Colle, unica via di fuga sia dai processi attuali che di quelli a venire:  insediandosi al  Colle sarebbe più facile nascondersi dietro il primo corazziere che passa.
Ruolo determinante avrà la scelta per il presidente del consiglio; Casini non lo dice, ma ci tiene, mentre Berlusconi avrebbe altro in mente; deve trattarsi di una personalità senza macchie e senza paure, in grado di offuscare i già offuscatissimi anni di presidenza Berlusconi.
Le trattative fervono, il dialogo si amplia: Montezemolo, Casini, Marcegaglia, e altri ancora… ma in fondo al cuore Berlusconi cova un altro nome: avendo dovuto sacrificare le “dame”  (così le chiamava) del suo precedente governo, che  almeno ci sia Passera.</description>
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