lo smemorato di sostegno

di enzo marzo

Cogliamo la palla al balzo. Sono mesi che Giuseppe Conte ha scatenato una guerriglia contro Elly Schlein e il Pd con la pretesa di sottrarre al partito più forte della coalizione di centro-sinistra l’indicazione del premier. Abbiamo assistito a momenti in cui con evidenza il M5s molto più che contrastare il governo di estrema destra si accaniva contro la Segretaria del maggiore partito della coalizione. Addirittura è arrivato a definire il Pd «la zavorra del Campo Largo». Il suo giornale di riferimento, il “Fatto quotidiano”, per alcuni un vero ufficio stampa del Movimento, non lesina quotidianamente vignette, titoli, sottotitoli, articoli e didascalie violentemente critiche, ma anche beffarde, contro il Pd e la sua Segretaria. È quasi un’ossessione. Non c’è bisogno di essere fans del Pd per trovare questi eccessi ridicoli, assolutamente masochisti e irrealistici. Continua la lettura di lo smemorato di sostegno →

La corruzione ha un costo: il voto americano e la tenuta dello Stato di diritto

di angelo perrone 

Le elezioni di metà mandato non si spiegano solo con prezzi e inflazione. Lo svuotamento delle regole e dei limiti al potere ha un costo economico che i cittadini pagano. Il voto americano, con la partecipazione di giovani e minoranze, ricorda che la democrazia liberale si difende con il diritto, la misura e il rispetto.

Nelle elezioni di metà mandato ha pesato l’economia: prezzi, inflazione, salari che comprano meno, una benzina cara in un Paese dove le distanze sono la regola. Sarebbe però un errore ridurre la sconfitta di Trump a una questione di portafoglio. Equivarrebbe a leggere i costi come l’esito di scelte sbagliate ma neutre, o di eventi esterni imponderabili. La guerra con l’Iran e la chiusura di Hormuz sono state vissute come una fatalità, mentre discendono da una decisione dell’amministrazione. Continua la lettura di La corruzione ha un costo: il voto americano e la tenuta dello Stato di diritto →

USCITO IL N. 200 DEL “NONMOLLARE” SCARICABILE GRATIS QUI

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Sommario
rete per un voto libero e uguale

03. DALLA PARTE DELLA COSTITUZIONE
lo spaccio delle idee
04. norberto bobbio, azionisti e liberalsocialisti
06. fulvio mazza, storia di una eresia
melonellum
09. una sciagurata riforma elettorale – le motivazioni del ricorso alla consulta
la biscondola
13. paolo bagnoli, il cuore a destra di di pietro
la vita buona
14. valerio pocar, i ragazzini in piazza
astrolabio
16. angelo perrone, contro la violenza
18. danilo campanella, i nuovi giacobini
19. riccardo mastrorillo, sinistra liberale
21. lavinia de blasi – martina vetritto, l’arte di vincere, l’incapacità di governare
25. alessandro pilotti, le primarie di coalizione rischio cileno per il campo largo
27. professione reporter, quando le aziende chiamano padroni e direttori: ecco l’indagine su soldi e notizie
l’osservatore laico
29. alessandro giacomini, l’immunità contabile dell’8 x1000 e il bluff della laicità
gli stati uniti d’europa
31. niccolò rinaldi, un’organizzazione mondiale delle democrazie?
33. maurizio delli santi, il diritto internazionale e la storia d’europa – la costruzione dei negoziati sull’ucraina
lo spaccio delle idee
36. niccolò rinaldi, le mille vite dell’antisemitismo – un solco che sarà difficile colmare
40. roberto badulato, nazionalcapitalismo
in fondo
43. enzo marzo, lo smemorato di sostegno
46. comitato di direzione
46. hanno collaborato

Csm, l’attesa dopo il mandato tutela la credibilità: perché non accorciarla

di angelo perrone

Dimezzare con un emendamento l’attesa dei togati del Csm prima di ottenere incarichi direttivi contraddice lo scopo della regola, la credibilità della giustizia, e il metodo: un decreto legge, senza il parere del Csm.

Può sembrare un dettaglio, e rispetto al caro vita, al lavoro che manca, agli studi difficili, al prezzo della benzina e ai conflitti nel mondo lo è. Eppure vale la pena fermarsi su un emendamento presentato in questi giorni alla Camera, perché dice qualcosa sul modo in cui si scrivono le regole. Continua la lettura di Csm, l’attesa dopo il mandato tutela la credibilità: perché non accorciarla →

USCITO IL N.199 DEL “NONMOLLARE” SCARICABILE GRATIS QUI

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Sommario
rete per un voto libero e uguale

03. DALLA PARTE DELLA COSTITUZIONE
04. angelo perrone, chi scrive le regole non dovrebbe giocarci
la biscondola
05. paolo bagnoli, la democrazia dell’assenza
la vita buona
07. valerio pocar, viva la squola!
astrolabio
09. pasquale giannino, la scuola sotto attacco: docenti alla gogna
cronache da palazzo
11. riccardo mastrorillo, imparare a usare l’uncinetto – critica semiseria ai centrini
12-14 bêtise
cosmopolis
13. professione reporter, “zelensky cocainomane, macron pedofilo”. newsguard: 906 notizie false dalla russia
15. angelo perrone, il ritorno al buio: la condizione femminile in afghanistan e il silenzio dell’occidente
lo spaccio delle idee
17. roberto badulato, politica, postpolitica, iperpolitica
19. antonio pileggi, grazia deledda, piero gobetti, giovanni amendola e dario fo
24. comitato di direzione
24. hanno collaborato

MELONI E SALVINI INVENTANO IL DIRITTO CIVILE, CHE GIÀ ESISTEVA A LORO INSAPUTA

di angelo iannaccone*

Annunciata la rivoluzione del «chi rompe paga»: nei tribunali si continuano a condannare i responsabili dei danni al risarcimento, come accade già da qualche secolo; ma da oggi il merito è del governo.
Presentando il decreto sicurezza approvato il 20 ottobre, Giorgia Meloni ha dichiarato: «Con questo provvedimento applichiamo un principio semplice: chi rompe paga e se chi rompe è un minorenne pagano i suoi genitori»; una frase che, pronunciata nell’annunciare le misure del governo, presenta come conquista del governo un obbligo che esisteva già ed era regolarmente applicato. Continua la lettura di MELONI E SALVINI INVENTANO IL DIRITTO CIVILE, CHE GIÀ ESISTEVA A LORO INSAPUTA →

Protesta e violenza: la distinzione che la politica non vuole fare

di angelo perrone

Le violenze di Milano vanno condannate senza attenuanti, ma non esauriscono le ragioni di una protesta giovanile diffusa. Né chi guarda solo all’ordine pubblico né chi legge la violenza come una forma di protesta aiuta a capirla. Serve una politica che risponda.

Un cappuccio nero, una vetrina in frantumi, un telefono alzato per filmare. Le immagini di Milano di sabato 17 ottobre, con il saccheggio del Decathlon in Foro Buonaparte e l’assalto a un supermercato di via Torino, sono quelle che resteranno. Ma dietro quelle immagini c’è dell’altro, e confonderlo con esse sarebbe un doppio errore: verso la verità dei fatti e verso i ragazzi che con i saccheggi non c’entrano nulla. Continua la lettura di Protesta e violenza: la distinzione che la politica non vuole fare →

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